Kanpurayurveda

CranioSacrale Biodinamico

Dietro autorizzazione la pagina è presa dal sito www.cranio-sacrale.com

colonna vertebraleIl sistema craniosacrale é un sistema fisiologico che esiste non solo nell'uomo ma anche negli animali dotati di cervello e di midollo spinale. La sua formazione inizia già nel feto e le sue funzioni continuano fino alla morte, é l'ultimo ritmo a lasciare il corpo dopo l'arresto cardiaco.

Questo sistema é formato dal liquido cerebrospinale e dalla membrane che contornano e proteggono il cervello ed il midollo spinale, possiede una propria attività ritmica che si differenzia da quella cardiaca e respiratoria. Esiste uno stretto legame tra il sistema Craniosacrale e il sistema nervoso centrale, nervoso autonomo, neuroscheletrico e quello endocrino.

L'apporto del liquido all'interno del sistema avviene tramite i plessi coroidei, essi si comportano come i reni; filtrano il sangue aggiungendovi al tempo stesso altre sostanze, é un passaggio selettivo dal sistema vascolare al sistema dei ventricoli del cervello. In questo modo avviene la produzione del liquido cefalorachiadiano (liquor). Successivamente il fluido ritorna al sistema venoso attraverso i villi aracnoidei che sono concentrati nel seno sagittale superiore, oltre che in tutto il sistema craniale di drenaggio venoso.

Il meccanismo che regola queste speciali strutture é omeostatico, vale a dire che si autocorregge e si autoregola dai diversi mutamenti dell'ambiente esterno ed interno.

Attraverso la produzione ed il riassorbimento del liquor si ottiene un movimento ritmico che viene percepito come: Flessione ed Estensione per quanto riguarda le ossa singole, Rotazione esterna o interna per quanto riguarda le ossa pari.

Durante la produzione potremo percepire una espansione della struttura cranica (flessione-rotazione esterna) e, attraverso il riassorbimento, una contrazione (estensione-rotazione interna). Questo movimento é costante e lo possiamo percepire in qualunque parte del corpo, anche se i punti migliori per ascoltarlo sono il cranio, i piedi, l'occipite, il sacro. Il movimento può avere diversi ritmi a dipendenza dove portiamo la nostra attenzione.

I terapeuti di craniosacrale con un contatto specifico rimangono in ascolto del sistema della persona percependo eventuali restrizioni o difficoltà a manifestare un buon funzionamento della struttura. Sostengono e accompagnano il processo di autoregolazione favorendo così, nell'organismo, l'autoguarigione.

La salute dell'individuo viene sostenuta e vengono rafforzate le risorse per permettere cambiamenti positivi.

È questo un metodo adatto a tutte le età, dal neonato alla persona anziana, anche se questi dovessero trovarsi in uno stato di salute cagionevole o con forti dolori.

 

COME AGISCE il craniosacrale biodinamico

La salute e l'equilibrio sono fondamentali per il nostro benessere. Troppo spesso però il nostro organismo perde il suo ordine interiore e la sua armonia.

Il craniosacrale biodinamico si può servire di diversi approcci terapeutici, ma tutti questi hanno una cosa in comune: agiscono tutti con le forze fondamentali della salute che si trova all'interno del paziente.

Il lavoro biodinamico nella craniosacrale é direttamente collegato alle intuizioni pionieristiche del dott. William G. Sutherland che enfatizzava il potere intrinseco di guarigione del Respiro Vitale come mezzo terapeutico.

L'attenzione del terapeuta é rivolta ai movimenti ritmici del Respiro Vitale e a come riescono a portare ordine, funzionalità e salute al corpo. L'obbiettivo principale é trovare, incoraggiare ed agevolare queste espressioni di salute, stimolare la riattivazione della risorse innate e delle capacità di riequilibrio per una integrazione delle funzioni vitali.

Questo metodo, ponendo prevalentemente l'accento sull'ascolto del liquido cerebrospinale, permette di ottenere effetti sul sistema nervoso centrale e sul sistema endocrino. Gli effetti residui di ferite o traumi, come quello della nascita, fisici ed emotivi che sono ancora presenti nel corpo, possono essere liberati attraverso queste tecniche delicate e non invasive che vanno a scioglierne le cause.

In risposta a traumi fisici, come urti o colpi, stress emotivi, shock, traumi, paure, fobie, i tessuti del corpo si contraggono e tanto é più forte lo shock, tanto i tessuti tendono a trattenere l'informazione e a rimanere contratti. Tutto questo fa sì che può diminuire l'efficienza del corpo e il suo funzionamento, dando inizio ad una serie di problemi che si svilupperanno anche più avanti negli anni. Le restrizioni nel funzionamento del corpo, si mostrano attraverso il ritmo cranio sacrale.

 

I terapeuti in cranio sacrale sono preparati a sentire queste impercettibili variazioni del sistema. Identificando la possibile causa del problema, il terapeuta dà una opportunità al corpo di lasciare andare le tensioni e di tornare ad un sistema di funzionamento più efficace. Si attivano i naturali processi di autoguarigione in uno stato di profondo rilassamento, di comprensione e consapevolezza.

Propone al cliente di prendere contatto con la propria coscienza e la sua forza, come responsabile delle integrazioni di tutti i fenomeni che interessano la persona.

Con il pieno rispetto dell'individuo si permette a ciascuno di conoscere, migliorare e rafforzare le proprie risorse e potenzialità. Questo può accadere anche ad un profondo livello inconscio del corpo.

 

QUALI SINTOMI TRATTA

È spesso consigliata durante la gravidanza, dopo un'operazione, un incidente, per allergie, artriti, asma, autismo, coliche, condizioni di stress, depressioni,disturbi visivi, dislessia, disordini della mandibola e dell'articolazione temporo-mandibolare, difficoltà di apprendimento, disordini nervosi, dolori alla schiena, dolori mestruali, dolori muscolari, distorsioni, esaurimenti, fatica cronica, iperattività dei bambini, insonnia, emicranie, problemi emotivi, reumatismi, sciatica, sinusiti, problemi spinali, scoliosi, traumi post trattamenti dentali, traumi della nascita, colpi di frusta.

 

Craniosacrale Biodinamico nell'Acqua

esperienze sensoriali

 

Il perché della terapia Craniosacrale Biodinamico nell' acqua


L'acqua è il simbolo delle emozioni, dell'inconscio, lasciarsi andare a questo elemento ci fa essere ancora di più in contatto con le parti più profonde e ricche di noi stessi.
La seduta in acqua calda dà modo di risanare memorie antiche connesse con la nostra vita.

Questa esperienza può essere vissuta simbolicamente come un momento di purificazione.

Le esperienze sensoriali nell'acqua calda salata, a 37°, ci permettono di andare oltre le nostre paure, i nostri timori, le nostre costrizioni.

Il nostro sistema nervoso percepisce la neutralità dell'acqua permettendo al nostro sistema di auto guarigione di attivarsi entrando in profondo contatto con le nostre risorse interiori.
E' un momento in cui si riscopre tutta la nostra vitalità e l'amore per la vita.

La terapia craniosacrale in acqua permettere di creare una relazione olistica e cooperativa dell'uomo con le proprietà di guarigione dell'acqua per riscoprire consapevolezza, benessere e vitalità legate ad un rilascio somatoemozionale con le dinamiche bioacquatiche.

Liberando la struttura dei diversi tessuti corporei dalle tensioni e da memorie somatiche, ai livelli più svariati, rimuovendo disfunzioni e ripristinando le proprie forze di guarigione, è possibile una guarigione o un miglioramento di quasi tutte le espressioni di malattia o di malessere.

Il seguente elenco costituisce solo una scelta di possibili indicazioni per la terapia craniosacrale biodinamico nell'acqua.

Le sedute, condotte da Maurizio Bianchi terapeuta complementare in Craniosacrale Biodinamico ed in terapia vibrazionale con suoni puri ed armonici, si terranno in una piscina privata in un centro wellness a Locarno - Svizzera. L'acqua della piscina è riscaldata a 37 gradi e leggermente salina. Misura 4.50x6.50 mt.

 

 

Nuova Formazione

in

Craniosacrale Biodinamico

2009 - 2011

presso il Centro L'Incontro a Locarno - CH

Percorso annuale seguendo i principi
del Craniosacrale Biodinamico

 

Il Craniosacrale Biodinamico è un arte che utilizza l'ascolto del corpo sui vari piani, non come diagnosi per poi agire, ma come “strumento” per favorire e riattivare le nostre risorse interne, le quali potranno poi portare ad un cambiamento e ad un auto equilibrio del nostro sistema.
Quest'arte è applicabile, oltre che nel campo terapeutico, anche nella nostra vita quotidiana per il nostro benessere ed equilibrio.
Nel percorso proposto si applicheranno le conoscenze dell`embriologia, dell'anatomia, del felt sense, dell`accompagnamento verbale, della elaborazione del trauma seguendo i principi del craniosacrale biodinamico. Attraverso auto trattamenti, lavori a coppie, in gruppo, esercizi di consapevolezza e movimenti corporei, contatteremo le nostre potenzialità, riconosceremo le nostre risorse, le incarneremo, le integreremo per farle proprie.

Questa formazione è indirizzata sia ad operatori professionali (fisioterapisti, infermieri, chiropratici, naturopati, riflessologi, shiatzuka, massaggiatori, odontoiatri) che a quelli in formazione nel campo delle terapie corporee, della cura della salute, nelle terapie manuali e complementari che volessero sviluppare ed integrare una maggiore capacità e sensibilità di percezione, di palpazione e di ascolto.

È aperta anche a tutti coloro che sono interessati ad intraprendere una crescita personale e vivere un'esperienza di profondo contatto.
Oltre ad insegnare ed approfondire le basi del craniosacrale biodinamico, il nostro scopo sarà quello di fornire strumenti per poter riconoscere e vivere dentro noi stessi, per primi, i principi della terapia.


Si imparerà ad ascoltare, percepire e lavorare con questi sottili movimenti in modo cosciente, serio e professionale.
Uno degli indirizzi di questa formazione sarà anche quello di coinvolgere l'operatore ad utilizzare i principi di questa terapia negli auto trattamenti. 

L'insegnamento comprenderà quindi un continuo percepire, vedere e ascoltare, su se stessi, tutti i vari passaggi ed informazioni: ricordiamoci che la conoscenza passa attraverso l'esperienza.

Date : il primo incontro si terrà il 28 Aprile 2009 (il primo incontro del 14-15 marzo é stato annullato)

Successivamente tutti i Martedì dalle ore 18.00 alle 21.30

28 aprile 2009 5-12-26 maggio 2-9-16 giugno 8-15-22-29 settembre 6-13-20 ottobre 10-17-24 novembre 1-15 dicembre 2009 12-26 gennaio 2010

6-7 febbraio 2010

sab. / dom. per 14 ore

le ultime date a completamento delle 120 ore, sono da stabilire

Questo primo modulo sarà di 120 ore di insegnamento

Costo : Fr. 2'400.-

Conduttori :
Carlotta Vannini Bianchi , insegnante di educazione fisica, terapeuta complementare in Craniosacrale Biodinamico, in Polarity e ricercatrice nel campo delle tecniche corporee,  
Maurizio Bianchi , terapeuta complementare in Craniosacrale Biodinamico, in terapia vibrazionale e Craniosacrale in acqua.

I docenti saranno coadiuvati da altri collaboratori.

Questo percorso costituisce la base per poter frequentare la Formazione di Terapeuta in Craniosacrale Biodinamico (conforme al RME).

Programma del I° Modulo

Premessa:
Il lavoro orientato sulle risorse e sull'accompagnamento verbale verranno introdotti nel 1° modulo e continuamente approfonditi durante tutta la formazione, così come l'approccio terapeutico in relazione ad ogni tema presentato.

Principi di base del craniosacrale biodinamico

La frequenza al I° Modulo non comporta alcun vincolo da parte del partecipante al proseguimento nella formazione. Alla fine dei seminari verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Per chi volesse iscriversi al II° Modulo sarà consegnato un certificato di idoneità dopo una valutazione da parte degli insegnanti.

NB : Le date del secondo modulo per completare la formazione le potrete richiedere presso il Centro L'Incontro oppure potrete consultare la nostra pagina web a partire dal mese di  settembre 2009  
www.cranio-sacrale.com .

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FORMAZIONE IN CORSO

2007 - 2009 a Locarno

I° Modulo

Sarà strutturato in 6 seminari

per un totale di 120 ore

Date :

2007 27-28-29 aprile 1-2-3 giugno 7-8-9 settembre 9-10-11 novembre
2008 15-16-17 febbraio 4-5-6 aprile

Orario :

Costo : Fr. 2.950.- Euro 1.850

L'iscrizione e la frequenza al I° Modulo non comporta alcun vincolo da parte del partecipante per il proseguimento nella formazione.

Alla fine dei seminari verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per chi volesse partecipare al II°Modulo sarà consegnato un certificato di idoneità dopo una valutazione da parte degli insegnanti.

II° Modulo

Sarà strutturato in 11 seminari

per un totale di 260 ore

Date : (le date precedenti sono state modificate per esigenze organizzative)

2008

6-7-8

giugno

12-13-14 settembre

7-8-9

novembre

2009

23-24-25

gennaio

28 - 29

marzo

15-16-17

maggio

12-13-14

giugno

25-26-27 settembre

13-14-15 novembre

22-23-24 gennaio 2010 12-13-14 marzo 2010

Orario :

Costo : Fr. 6.250.- Euro 3.950

Prerequisiti per l'iscrizione al II° Modulo:

Aver frequentato il I° Modulo o corsi equipollenti di altre scuole in craniosacrale biodinamico.

Essere in possesso della relativa certificazione di idoneità.

Si richiedono conoscenze di base in anatomia, fisiologia e patologia per un minimo di 150 ore certificate.

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Formazioni che la scuola propone in altre sedi

Nuova Formazione

in

Craniosacrale Biodinamico

2009 - 2011

a Magnago in Riviera (UD) -IT

Date del I° modulo

2009 1-2-3 maggio 10-11-12 luglio 9-10-11 otobre 2010 15-16-17 gennaio 5-6-7 marzo 21-22-23 maggio

Le date del II° modulo verranno concordate durante l'anno in corso

per informazioni:

www.associazionealba.it

info@associazionealba.it

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Formazione in Craniosacrale Biodinamico

a Bamberg-D

Inizio il 11-12-13-14 maggio 07

bill.m@t-online.de

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Le formazioni sono indirizzate sia ad operatori professionali (fisioterapisti, infermieri, chiropratici, naturopati, riflessologi, shiatzuka, massaggiatori, odontoiatrici) che a quelli in formazione nel campo delle terapie corporee, della cura della salute, nelle terapie manuali e complementari che volessero sviluppare ed integrare una maggiore capacità e sensibilità di percezione, di palpazione e di ascolto. La partecipazione é aperta anche (previo colloquio con la direzione) a tutti coloro che sono interessati ad intraprendere una crescita personale e vivere una esperienza di profondo contatto.

 

Informazioni Generali

Il programma di 380 ore di lezione é transitorio per le formazioni in corso e si attiene ancora alle direttive in vigore prima del 5 maggio 2007. Alle 300 ore di lezione si sommano 80 ore di conoscenza di base in medicina specifica al craniosacrale. Inoltre si richiedono 170 ore di conoscenza di base in medicina generale (conforme alle direttive EMR). Si é espressamente evitato di stabilire, a priori, il programma dettagliato e vincolante per ogni seminario, perché riteniamo, secondo la nostra esperienza, che ci possono essere dei piccoli cambiamenti a dipendenza delle dinamiche che si possono presentare all'interno dei vari gruppi. Garantendo comunque l'espletamento completo del programma della scuola.

L'iscrizione e la frequenza al I° Modulo non comporta alcun vincolo da parte del partecipante per il proseguimento nella formazione.

Alla fine dei seminari verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per chi volesse partecipare al II°Modulo sarà consegnato un certificato di idoneità dopo una valutazione da parte degli insegnanti.

La formazione é conforme alle attuali direttive della RME-Registre De Medecine Empirique

 

Docente responsabile:

Carlotta Vannini Bianchi

Sarà coadiuvata nell'insegnamento da altri docenti ed assistenti

Docenti

 

Programma della Scuola

Formazione in Craniosacrale Biodinamico

Il programma sottoelencato di 380 ore di lezione é transitorio per le formazioni in corso e si attiene ancora alle direttive in vigore prima del 5 maggio 2007. Alle 300 ore di lezione si sommano 80 ore di conoscenza di base in medicina specifica al craniosacrale. Inoltre si richiedono 170 ore di conoscenza di base in medicina generale (conforme alle direttive EMR). Si é espressamente evitato di stabilire, a priori, il programma dettagliato e vincolante per ogni seminario, perché riteniamo, secondo la nostra esperienza, che ci possono essere dei piccoli cambiamenti a dipendenza delle dinamiche che si possono presentare all'interno dei vari gruppi. Garantendo comunque l'espletamento completo del programma della scuola.

Premessa:
Il lavoro orientato sulle risorse per l'elaborazione del trauma

e l'accompagnamento verbale al processo verranno introdotti durante

il I° Modulo e continuamente approfonditi durante tutta la formazione, così come

l'approccio terapeutico in relazione ad ogni tema presentato.

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I° Modulo

Sarà strutturato per un totale di 120 ore

L'iscrizione e la frequenza al I° Modulo non comporta alcun vincolo da parte del partecipante per il proseguimento della formazione.

Alla fine dei seminari verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per chi volesse partecipare al II°Modulo sarà consegnato un certificato di idoneità dopo una valutazione da parte degli insegnanti.

 

Programma del I°Modulo

Principi di base del craniosacrale biodinamico

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II° Modulo

Sarà strutturato per un totale di 260 ore

Prerequisiti :

Aver frequentato il I° Modulo o corsi equipollenti in altre scuole in craniosacrale biodinamico.

Essere in possesso della relativa certificazione di idoneità.

Si richiedono conoscenze di base in anatomia, fisiologia e patologia per un minimo di 150 ore certificate.

 

Programma del II° Modulo

Principi di base del craniosacrale biodinamico

Ossa del cranio e del viso

La dinamica nella colonna vertebrale

Il bacino

La dinamica del movimento nelle articolazioni

Il corpo come unità attraverso il tessuto connettivo

Piano di trattamento innato e la dinamica della nascita

Etica e temi per la direzione di uno studio

 

Il Centro propone

clicca su date dei seminari

Corsi

Corso Data Costo Docente

Le Risorse

martedì

10-17 febbraio 09

3- 10-17 marzo 09

Fr: 190.- Carlotta Vannini Bianchi

Approfondimento

del tema Risorse

lun. 27 aprile 2009

mer.27 maggio 09

lun. 15 giugno   09

Fr. 110.-

Carlotta Vannini Bianchi

Maurizio Bianchi

CORSI DI AGGIORNAMENTO

CORSO DATA COSTO DOCENTE
Bmc&Yoga 26-27-28 giugno 2009 Fr. 440.-

Remo Rostagno

Rosella Denicolò

Embriologia Esperienziale

4-11-18-25-marzo 2009

1-8-29 aprile 2009

Fr. 390.- Carlotta Vannini Bianchi

Maurizio Bianchi

L'Occhio e i suoi Misteri 21-22-23 agosto 2009 Fr. 450.-

Christine Roppelt Becher

Carlotta Vannini Bianchi

 

 

Training Professionale

Questa formazione professionale post-diploma è indirizzata sia ad operatori qualificati (fisioterapisti, infermieri, chiropratici,naturopati,riflessologi, shiatzuka, massaggiatori,odontoiatri) che a quelli in formazione nel campo delle terapie corporee, della cura della salute, nelle terapie manuali e complementari che volessero sviluppare ed integrare una maggiore capacità di percezione, di palpazione e di ascolto.

È aperta anche (previo colloquio con la docente responsabile) a tutti coloro che sono interessati ad intraprendere una crescita personale e vivere un'esperienza di profondo contatto.

Per l'accesso al II° Modulo, si richiedono conoscenze di base in anatomia, fisiologia e patologia per un minimo di 150 ore documentate. Queste ore possono, in accordo con la direzione della scuola, essere frequentate durante il primo anno di formazione.

È consigliabile avere già esperienze nel lavoro corporeo e capacità nell' accompagnamento verbale, inoltre, aver già ricevuto dei trattamenti di craniosacrale biodinamico.

La formazione completa é divisa in due moduli:

1° Modulo di 120 ore

2° Modulo di 260 ore

per un totale di 380 ore di insegnamento suddivise in :

Per maggiori dettagli delle materie vedi : programma della scuola

Il programma di 380 ore di lezione é transitorio per le formazioni in corso e si attiene ancora alle direttive in vigore prima del 5 maggio 2007. Alle 300 ore di lezione si sommano 80 ore di conoscenza di base in medicina specifica al craniosacrale. Inoltre si richiedono 170 ore di conoscenza di base in medicina generale (conforme alle direttive EMR). Si é espressamente evitato di stabilire, a priori, il programma dettagliato e vincolante per ogni seminario, perché riteniamo, secondo la nostra esperienza, che ci possono essere dei piccoli cambiamenti a dipendenza delle dinamiche che si possono presentare all'interno dei vari gruppi. Garantendo comunque l'espletamento completo del programma della scuola.

Più 800 ore previste di studio assistito comprensive di:

La formazione sarà riconosciuta dalla Associazione Cranio Suisse ( www.craniosuisse.ch ) e conforme alle indicazioni attuali della RME (registre de medecine empirique).

Il programma è basato sul concetto originario e pionieristico del dott. W. G. Sutherland, sull'approfondimento del suo lavoro da parte del dott. J. Upledger, dott. R.Becker e F. Sills. Per la comprensione del lavoro sulla risoluzione del trauma, faremo riferimento alle esperienze di P. Levine.

F. Sills, R. Castellino e W. Emerson, indirizzano il nostro lavoro sui bambini e neonati e sullo scioglimento dei traumi collegati alla nascita e al periodo prenatale.

Obiettivi della formazione:

Oltre ad insegnare ed approfondire le basi del craniosacrale biodinamico, il nostro scopo sarà quello di fornire strumenti per poter riconoscere e vivere dentro noi stessi, per primi, i principi della terapia, in modo di poterli usare anche come autotrattamento.

Si imparerà ad ascoltare, percepire e lavorare con questi sottili movimenti che il corpo vuole mostrarci, in modo cosciente, serio e professionale.

Uno degli indirizzi di questa formazione sarà quello di abituare l'operatore ad utilizzare i principi di questa terapia negli autotrattamenti.

Riteniamo che sia determinante e giusto per un bravo terapeuta sviluppare questa capacità a sottoporsi ad autotrattamenti per sensibilizzarsi e facilitarsi ad entrare in contatto con il proprio equilibrio e benessere nella vita quotidiana.

L'insegnamento comprenderà, quindi, un continuo percepire, vedere ed ascoltare su se stessi tutti i vari passaggi ed informazioni: ricordiamoci che la conoscenza passa attraverso l'esperienza.

Regolamento per essere ammessi agli esami
della Scuola in Craniosacrale Biodinamico

1. Agli esami, per il rilascio del diploma in terapeuta Craniosacrale  Biodinamico, sono ammessi tutti gli studenti che hanno frequentato regolarmente tutti i seminari
2. Aver svolto regolarmente tutti i compiti assegnati durante i seminari
3. Devono certificare 100 esercitazioni da protocollare
4. Devono certificare 25 trattamenti ricevuti da tre diversi terapeuti diplomati in Craniosacrale Biodinamico
5. Devono certificare 10 ore di supervisione (singole o in gruppo)
6. Devono certificare 40 ore di intervisione
7. Devono aver ricevuto minimo 3 sedute di feedback da un insegnante o da un assistente
8. Presentare una relazione scritta approfondita di 2 casi trattati (minimo 5 sedute per ogni caso). Questi trattamenti sono inclusi nei 100 da protocollare.
9. Presentare un lavoro di diploma scritto in due copie
10. Devono presentare un diploma che attesti uno studio minimo di 150 ore di conoscenze di base in medicina generale (conforme alla EMR). Previo accordo con la direzione della scuola, si può partecipare agli esami anche se non si è completato lo studio delle 150 ore in medicina generale. Il diploma verrà rilasciato solo dopo la presentazione dell'attestato degli esami delle 150 ore.
11. La scuola dovrà rilasciare alla fine dei seminari un certificato di idoneità che attesti la buona preparazione e la attitudine a praticare la terapia craniosacrale biodinamico
12. Devono aver pagato la tassa di iscrizione agli esami

Svolgimento degli esami


1. Ogni studente dovrà espletare una prova pratica con un insegnante o con un assistente
2. Inoltre dovrà rispondere per iscritto ad una serie di domande inerenti al programma che si é svolto durante la formazione entro un tempo prestabilito
3.Dovrà dimostrare la sua conoscenza specifica nel ricomporre le ossa del cranio elencando le varie parti e le loro connessioni
4. Discutere il lavoro di diploma con l'insegnante

Rilascio del diploma


Il rilascio del diploma avverrà al momento del superamento di tutti gli esami.

Ripetizione degli esami


Lo studente può ripetere gli esami non superati entro 6 mesi dalla data degli stessi; qualora non ripetesse gli esami entro questo termine, non gli verrà rilasciato alcun diploma.

Eventuali contestazioni


Lo studente che non supera gli esami e non é d'accordo con la valutazione della scuola, deve presentare regolare istanza scritta di contestazione sia alla scuola che al Comitato della Associazione svizzera di Craniosacrale.
La scuola chiederà l'intervento di un supervisore, designato dalla Associazione Cranio Suisse, per ripetere gli esami contestati. Le eventuali spese della procedura, saranno a carico dello studente.

Eccezioni

In caso di malattia o di grave impedimento, da parte dello studente, a presentarsi agli esami nei giorni stabiliti, la direzione della scuola si riserva di concordare un'altra data per l'espletamento degli esami. Le eventuali spese sostenute, per la presenza dell'incaricato del Cranio Suisse, saranno a carico dello studente.

 

 

lavori di ricerca

 

fisiologia del dolore

Tesi finale del triennio di formazione in craniosacrale biodinamico di A. Biasutti e S. Passoni

introduzione

L’idea di fare la tesi sul dolore è nata dalla considerazione che spesso le persone si rivolgono a un terapeuta solo quando soffrono di qualcosa o hanno una dolore specifico. Di rado succede che si rivolgano ad uno specialista solo per migliorare la loro situazione di benessere!

Noi ci siamo sentite interrogate in modo particolare da questa aspettativa ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di approfondire il tema del dolore; forse questa scelta è stata un modo per dare, prima di tutto, chiarezza e sicurezza a noi stesse che continuavamo a considerarci inadeguate a fornire risposte su questo tema.

Sapevamo che l’argomento era molto vasto e infatti abbiamo trovato molti libri, articoli e anche siti internet che parlano ampiamente dell’argomento e danno risposte, soluzioni e proposte di tutti i tipi per risolvere o mitigare il dolore.

A questo punto abbiamo scelto di approfondire la parte anatomica e fisiologica considerandola una base importante per la nostra formazione, tralasciando tutte le informazioni sulle varie terapie in uso, che ognuno può ricercare personalmente a seconda delle proprie esigenze.

Abbiamo di seguito preso in considerazione le attuali correnti sulla relazione sempre più evidente tra soma e mente, considerando così l’uomo nella sua interezza, come abbiamo imparato e sperimentato in questi tre anni di formazione Cranio Sacrale Biodinamico.

La descrizione della metodologia di intervento con il Cranio Sacrale, confortata da alcune esperienze, ha messo in evidenza quanto si possa trasformare e migliorare una situazione dolorosa.

Ci è parso naturale, infine, inserire idee rivoluzionarie e provocatrici, come quelle di Sri Aurobindo e Mere, precursori di una evoluzione del genere umano senza uguali, considerandole un possibile obiettivo di sviluppo nella terapia Cranio Sacrale.

 

ANATOMIA, FISIOLOGIA

E SINTOMATOLOGIA DEL DOLORE

 

Ill dolore è una percezione sensoriale cosciente, come l’olfatto e l’udito, complessa e differenziata (di fatto può risultare pungente, tirante, bruciante).

Esso dipende da elementi somatici, psichici e socio culturali a partire dagli stimoli interni ed esterni rispetto all’organismo.

La fisiologia del dolore è correlata con la fisiologia dei sensi.

Il dolore, pertanto, è un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa nelle sue forme acute che può diventare malattia nei dolori cronici.

Sul piano fisiologico, il dolore non è controllato solo dal sistema nervoso ma anche dalla matrice tessutale (normale/fisiologico) e dai sistemi ormonali ed immunitari a livello somatico, nonché da aspetti psichici e sociali, come si descrive nel grafico seguente:

Trasmissione del dolore

 

Trasmissione del dolore

I Nocicettori sono neuroni recettori che danno l’impulso al sistema nervoso, con “terminali liberi”.

I “terminali” si trovano ovunque nel tessuto connettivo lasso, in particolare nei tessuti connettivi dermici, mucotici, viscerali, vasali e di cute ossea (periostio). E’ sbagliato pensare che le sensazioni dolorose siano create esclusivamente dai nocicettori; quest’ultimi infatti esistono in stretta vicinanza con altri neuroni sensoriali di tatto, di temperatura e vibrazione e sono raggruppati negli stessi nervi e gangli; nel loro percorso, dalla periferia al midollo fino alla corteccia cerebrale, sono concatenati tra di loro per produrre, alla fine di tantissimi stimoli, una sensazione più o meno chiara.

Non si può seguire razionalmente un percorso di segnali nettamente nocicettivi poiché i nocicettori forniscono segnali dovuti a stimoli fisici (pressione, trazione, temperatura) e a stimoli chimici (acidità, alcalinicità) esagerati.

Dei neuroni nocicettivi si distinguono due tipi diversi

I neuroni A-delta sono ben mielinizzati (isolati) e a conduzione rapida, mentre i Neuroni C, non mielinizzati, sono a conduzione lenta.

Si riesce a distinguere coscientemente il tipo di fibra dal tipo di dolore; dopo uno stimolo doloroso, la prima sensazione è chiara, pungente,acuta, superficiale mentre la seconda (più tardi) è ottusa, duratura e profonda.

La regolazione spinale di un segnale dolorifico è abbastanza viziosa; un segnale di riflesso torna immediatamente agli organi vicino alla fonte del segnale, che possono essere ghiandole, muscoli vasali, viscerali e locomotori; allo stesso tempo il segnale, attraverso il midollo (neurone afferente), raggiunge il cervello dove viene integrato, controllato ed elaborato; il risultato torna indietro lungo un neurone afferente sul relativo interneurone; questo, in base alla decisione del cervello, amplifica o smorza la risposta nel neurone attivante già in atto per riflesso spinale.

Come conclusione risulta che:

Gli stimoli dolorosi, come le altre sensazioni crude e protopatiche della temperatura e tatto, passano per il Talamo dove vengono integrate e smistate.

Dal Talamo gli stimoli raggiungono la corteccia: una parte giunge alla corteccia cingolare anteriore dove si crea la base della sensazione, cioè il dolore puro, l’altra parte giunge alla corteccia cerebrale prefrontale, dopo essere passata dal Sistema Limbico, dove vengono aggiunte le sfumature emotive della sensazione e del comportamento a livello cosciente.

E’ quindi importante ricordare che nella sensazione di dolore sono fondamentali due strutture:

Il Sistema Limbico è un insieme di strutture complesse che circondano il tronco cerebellare.

Le strutture più importanti per l’elaborazione dei segnali dolorosi sono:

La proiezione di segnali nocicettivi nel Sistema Limbico è la base per l’effetto che ha il dolore sullo stato d’animo (il dolore rende irrequieti e tristi); tuttavia il sistema Limbico determina anche la modalità individuale della percezione emotiva: chi è euforico o sotto shock non sente dolore, mentre chi è ipocondriaco o ansioso, sente in modo accentuato anche i minimi dolori.

Ansia, Depressione, Dolore

 

Differenze fra i dolori

Nella normale classificazione del dolore si parla prevalentemente di dolore acuto e di dolore cronico, ignorando spesso il cosiddetto dolore persistente che viene considerato sinonimo di dolore cronico.

Dolore acuto

E’ il dolore nocicettivo di breve durata nel quale di solito è ben evidente il rapporto causa/effetto. Ha una funzione difensiva: evita nuovi stimoli su una parte lesa. Il dolore acuto è un sintomo di una ferita, di una lesione o di una degenerazione organica. Questo dolore cessa quando si cessa l’applicazione dello stimolo o si ripara il danno che lo ha prodotto.

Dolore persistente

E’ il dolore dovuto alla permanenza dello stimolo nocicettivo e della disnocicezione. Esso conserva le caratteristiche del dolore acuto e va distinto dal dolore cronico in quanto permane la lesione anatomica che giustifica il ripresentarsi del dolore (come ad esempio nella coxartrosi dove ad ogni movimento dell’articolazione dell’anca si ripresenta il dolore fino a tanto che non venga risolta la lesione anatomica).

Dolore cronico

E’ dolore cronico quando persiste per un lungo tempo dopo che si è risolta la causa. La cronicità del dolore è in rapporto con le modificazioni plastiche del Sistema Nervoso Centrale indotte dalla nocicezione e/o dall’associazione con le profonde modificazioni della personalità e dello stile di vita della persona, che costituiscono fattore di mantenimento indipendenti dalla nocicezione.

Il dolore cronico è una malattia, non un sintomo!

Cronificazione del dolore

Nasce spontanea una considerazione: se riteniamo che il dolore sia una malattia e che la malattia sia una assenza di salute, consideriamo il dolore una condizione di non salute; diventa naturale quindi considerare il dolore e la salute come due dimensioni di vita indipendenti e disgiunte; questa concezione però può essere troppo rigida e limitativa.

Se infatti definiamo SALUTE come quella condizione nella quale l’individuo può fare ed essere ciò che vuole, tale prospettiva non esclude la coesistenza di gradi differenti di malattia/dolore con lo stato di salute. Si può, per esempio, considerare comunque in salute un diabetico ben controllato, oppure una persona con dolore cronico che possa partecipare totalmente alla propria vita.

E’ importante quindi mettere in atto azioni e strategie volte a controllare, se non diminuire ed eliminare il dolore cronico; la persona con dolore cronico, può infatti essere limitata non solo dal dolore stesso ma anche dalla sofferenza psicologica; quest’ultima comporta una minacciosa disgregazione dell’io e la perdita del controllo e dell’autonomia, per la necessità di dipendere dai farmaci e dagli altri.

E’ stato osservato come un trattamento multidisciplinare del dolore, che comprenda approcci psicosociali e comportamentali, aumenti la vitalità, diminuisca la necessità di farmaci e, riprendendo in mano il controllo della propria salute, riduca la depressione e l’angoscia.

Reazioni ai segnali nervosi dolorifici

Si capisce che il dolore, sia acuto (nocicettivo, sintomatico) che cronico (limbico, patologico) è da evitare. Le conseguenze somatiche, psichiche e sociali possono infatti essere gravi. Ci si può quindi difendere con l’ideologia o con una sorta di eroismo, ma “sopportare” in questo modo (o con gli analgesici) il dolore ha un unico effetto: farlo diventare cronico.

Come illustra il grafico seguente, le reazioni ai segnali algogeni sono molteplici e comprendono riflessi motori, reazioni neurovegetative, ormonali e immunitarie, fino alle reazioni di carattere psichico e sociale. Tutte queste reazioni fanno parte di circuiti di regolazione sistemica.

Sistema Nervoso Centrale

 

Cronicizzazione

Fisiologicamente il dolore cronico si basa su diversi aspetti noti e forse su altri ancora ignoti:

La cronicizzazione del dolore è un grande problema terapeutico. Si parla di "dolori cronici" o di "malattia del dolore" quando il dolore persiste per più di 6 mesi (altri autori parlano di sei settimane). In realtà il fattore temporale può assumere importanza diversa e personale.

Cronicizzazione

 

Fino a oggi si conoscono diversi meccanismi che sono coinvolti nella patogenesi del dolore cronico:

Cronicizzazione periferica

Nella cronicizzazione periferica l'infiammazione viene mantenuta poiché l’azione continua dei nocicettori crea un circolo vizioso, a partire dalla produzione di mediatori immunitari (es. sostanza P), che provoca la produzione di sostanze algostimolanti da parte del sistema immunitario (es. istamina), in quantità costante o addirittura via via crescente.

Per interrompere questo circolo occorrono antinfiammatori, come il Cortisone oppure Enzimi proteolitici. L'istamina (un ormone tessutale liberato dalle cellule immunitarie) induce la produzione e secrezione di "sostanza P", la quale è il messaggero che spinge i vasi capillari a dilatarsi e ad aumentare la duttilità (edemi).

Cronicizzazione periferica

 

Cronicizzazione Spinale

Normalmente i segnali nocicettivi arrivano tramite fibre Ad e C nel bottone sinaptico e liberano glutammato. Il glutammato apre dei recettori AMPA e NMDA. Tramite i recettori AMPA entra sodio Na+ nel neurone del corno dorsale e lo depolarizza. I ricettori NMDA rimangono "bloccati" per la presenza di magnesio Mg+. Se dei dolori persistono a lungo, il potenziale elettrico medio del neurone si abbassa. Questo toglie il blocco di Mg nei recettori NMDA e lascia entrare calcio Ca2+ nel neurone, il che induce una serie di processi:

Se ci sono abbastanza recettori AMPA fosforilizzati e le modifiche cellulari sono rilevanti, il dolore diventa cronico anche senza la presenza di stimoli dai neuroni nocicettivi.

Cronicizzazione Limbica

Gli stessi meccanismi della cronicizzazione spinale possono espletarsi nella corteccia emotiva (archi e paleo cortex):

Questo meccanismo diventa fatale quando altri stimoli frustranti sul piano psicosociale si aggiungono a quelli dolorifici o quando è carente la presenza di stimoli appaganti.

Cronicizzazione Limbica

 

Classificazione patogenetica del dolore

Nocicettivo

Dolore Tessutale

Superficiale

Cutaneo

 

 

 

 

 

Mucoso

 

 

 

 

Profondo

Viscerale

 

 

 

 

 

Somatico

Muscoscheletrico

 

 

 

 

 

Nerve trunk pain

N
E
U
R
O
G
E
N
O

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non Nocicettivo

Dolore neuropatico

Periferico

Da sensibilizzazione dei nocicettori

 

 

 

 

Da neuroma

 

 

 

 

Da dismielinosi

 

 

 

 

 

 

 

 

Periferico-centrale

Da deafferentazione

 

 

 

Centrale

Da deafferentazione

 

 

Dolore psicogeno

Da tensione muscolare

 

 

 

 

 

Allucinatorio

 

 

 

 

 

Da Conversione

 

 

 

 

Dolore da ipereccitabilità centrale (dolore libico)

 

 

 

 

Di origine patogenetica sconosciuta o incerta

 

 

 

 

 

Diagnosi patogenetiche aggiuntive

Rinforzo del dolore da “efferenza simpatica” (SMP)

 

 

 

 

 

Rinforzo psicologico del dolore

 

 

 

 

Tabella – La classificazione patogenetica del dolore (Orlandini 1996)

 

Dolore Nocicettivo (acuto)

Si classifica come dolore tessutale superficiale quando ha origine dalla cute e dalle mucose, è accuratamente localizzato ed identificato, ha dei segni locali del danno (ustioni, ematomi, focolai purulento, infiltrato infiammatorio o trasformazione neoplastica), ha carattere urente puntorio e lancinante, può associarsi ad aumento della sensibilità (iperestesia tattile, iperalgesia) o distorsione della sensibilità (allodinia).

Si classifica come dolore tessutale profondo quando ha origine dai tessuti profondi e può essere viscerale o somatico.

Quello viscerale è trasportato dalle fibre nervose che originano nei visceri.

E’ mal localizzato per il sovrapporsi dei campi recettori delle radici, ha un carattere sordo, pesante e può essere accompagnato da malesseri generali (sudorazione, nausea, variazione pressione arteriosa e frequenza cardiaca).

Quello somatico è localizzato più precisamente di quello viscerale e meno di quello superficiale, con distorsione della sensibilità. Esso comprende dolore muscoloscheletrico con diverse localizzazioni, quali: ossa (dolore osteogeno), muscoli (dolori miogeno), articolazioni e tessuti periarticolari (dolore articolare e piriarticolare) o strutture di rivestimento, quali le sierose parietali e la dura madre (dolore durale), o tessuto connettivo interstiziale dei tronchi nervosi (nerve trunk pain).

Dolore non nocicettivo (dolore cronico)

Si classifica come dolore neuropatico e dolore psicogeno e dolore da ipereccitabilità centrale.

Il dolore neuropatico è il dolore prodotto dalle lesioni o dalle disfunzioni neurali, cioè un dolore che origina all’interno del sistema nervoso per una sua anomalia anatomica o funzionale che può persistere per mesi o anni dopo l’evento scatenante.

Nel dolore neuropatico periferico il danno è nel sistema nervoso periferico e i meccanismi di produzione del dolore sono sia nell’assone periferico leso sia nel SNC e può evolversi a secondo della sede e del tipo di lesione in:

Nel dolore neuropatico periferico-centrale e da deafferentazione la lesione anatomica può risiedere nei neuroni periferici configurando una situazione in cui la lesione è periferica e la patogenesi è legata alla disfunzione dei neuroni centrali deafferantati. Un aspetto caratteristico del dolore da deafferentazione è la cosidetta “anestesia dolorosa” dove è presente un deficit sensitivo parziale o completo e/o la percezione distorta degli stimoli applicata nell’area anestetica o nelle sue vicinanze oltre al normale protrarsi del dolore provocato dagli stimoli nonché dalla sua anormale estensione dell’irradiazione.

Nel dolore neuropatico centrale la lesione ha origine nell’anomala attività dei neuroni centrali per un loro danno anatomico primario. La lesione può essere localizzata a qualsiasi livello dell’asse cerebrospinale dal cono dorsale del midollo alla corteccia cerebrale.

Nel dolore psicogeno la lesione ha origine nell’interpretazione anomala dei messaggi percettivi normalmente avviati e condotti dovuti a problemi psicologici o psichiatrici della persona.

Il dolore psicogeno comprende il dolore da tensione muscolare (dolore a patogenesi psicosomatica) il dolore da conversione (isterico o ipocondriaco) e quello allucinatorio o da delirio.

Nel dolore da ipereccitabilità centrale il meccanismo patogenetico potrebbe essere dovuto alla presenza di una microscopica trasformazione anatomica in qualche parte del SNC indotta dalla nocicezione e in grado di mantenere il dolore anche quando non vi è più lo stimolo nocicettivo iniziale. Tale ipotesi può essere accettata solo ammettendo che il SNC non sia un’entità anatomica stabile ma bensì qualcosa di dinamico che si modifica continuamente anche strutturalmente in risposta agli stimoli che gli giungono.

La definizione di dolore di origine sconosciuta o incerta è necessaria come diagnosi patogenetica definitiva quando non è nota la patogenesi di una patologia individuata sul piano nosologico (esempio: emicrania), o come una diagnosi patogenetica provvisoria quando non si è ancora giunti all’esatta definizione del meccanismo di produzione del dolore.

(...e qui il Cranio Sacrale và alla grande !...)

 

DOLORE PSICOLOGICO

Una esperienza emotiva molto forte può generare il dolore psicologico.

Esempio: perdita o separazione da una realtà (persona, lavoro, salute, ambiente), può causare una emozione così elevata da segnare un canale sensibile che si riattiva in ogni occasione di esperienze di identica natura.

Come già evidenziato nel dolore fisico, le emozioni coinvolgono il sistema limbico del cervello che ci consentono di esperimentare diversi tipi di emozioni, per esempio: rabbia, paura, desiderio sessuale, piacere e dolore. Per causare le normali espressioni delle emozioni devono funzionare anche altre parti della corteccia senza l’influenza delle quali possono esserci delle reazioni anormali ed incontrollabili.

Nel dolore psicologico acuto è presente una reazione fisiologica di tipo sia simpatico che parasimpatico: aumento ritmo cardiaco, svenimenti, sudorazione, pianto, contrazioni muscolari, variazione veglia sonno, fame inappetenza, etc...

Qualora il dolore psicologico resti a livello non cosciente e quindi non elaborato, ci possono essere delle sovrapposizioni a livello psicosomatico, che nel tempo lasciano segni evidenti nella struttura fisica e comportamentale della persona come ad esempio: dolori alla schiena, pesantezza alle gambe, problema nella deglutizione (nodo alla gola), dolori di testa, etc. spossatezza, irrequietezza, insonnia, isolamento, etc.

In questa situazione si rischia spesso di dimenticare il dolore psicologico tanto da viverlo ad un livello secondario, prendendo in considerazione esclusivamente il dolore fisico, che potrebbe avere il sopravvento e diventare un dolore cronico patologico fino alla vera e propria malattia.

Le emozioni troppo dolorose ed escluse dalla consapevolezza con qualche modalità difensiva, sono nella vita come dei debiti non pagati da cui le persone si scollegano cercando di non sentire il dolore o stando male in modo superficiale ed irrazionale (depressione, senso di colpa, senso di oppressione, reazioni psicosomatiche etc.).

Il dolore, pur costituendo uno dei “colori” fondamentali dell’esperienza umana è una emozione “scomoda” che non si impara ad affrontare fin dall’infanzia e si continua ad evitare anche da adulti. L’esperienza e l’espressione autentica del dolore psicologico non rientra nel modo in cui normalmente le persone affrontano la loro esistenza.

Il dolore è la risposta emozionale ad una circostanza in cui si riscontra una mancanza o una perdita, come già riferito. Il dolore nella sua espressione immediata, semplice e non difensiva è riconducibile all’espressione “vorrei, ma non è possibile” (stare con la persona amata, vivere una certa realtà etc.). Nel dolore non c’è “tensione” come nella rabbia, o “allarme” come nella paura, ma una semplice adesione morbida, limpida alla realtà che si traduce in uno stato fisiologico e psicologico di resa.

Sul piano interiore la tristezza è una emozione adattiva perché permette all’individuo di abituarsi ad una situazione non voluta, ma immodificabile.

Se il dolore è intenso si esprime nel pianto e il pianto aiuta la persona a sentire e a manifestare il senso di mancanza per ciò che è desiderato o sentito come necessario. Nel dolore come nel piacere non c’è attivazione fisiologica o psicologica perché non c’è né timore né speranza. Nella gioia non speriamo perché abbiamo ciò che vogliamo, nel dolore non speriamo perché “di-speratamente” accettiamo una mancanza.

Perché le persone si creano sofferenze atroci e anche stupide per evitare una sofferenza autentica che costituisce una componente della esistenza umana? La risposta ragionevole è che le persone sviluppano gradualmente l’autocoscienza e le varie risorse psicologiche adulte: fino a quando la maturazione individuale non è completa, i “cuccioli umani” non sanno elaborare il dolore.

E’ attraverso l’appoggio psicologico dato dai genitori durante il periodo di crescita che la persona ha modo di fare l’esperienza del dolore psicologico vissuto in modo naturale. Ad esempio, fra le braccia della mamma che conferma che la nonna è morta, che era tanto cara, che manca tanto, che non c’è più, ma è stata tanto amorevole e che è dolorosamente e definitivamente assente, il bambino può sciogliersi nel pianto come necessità fisica dell’espressione emotiva, lasciarsi attraversare dai singhiozzo, sentire il dolore e gradualmente superare quel dolore, scoprendo che quella lacuna nel suo mondo lascia comunque integro, significativo e apprezzabile ciò che resta.

Così si abitua a riconoscere la sua esistenza come SUA e SIGNIFICATIVA nonostante l’assenza della persona ritenuta integrante nella sua vita.

Un dolore per ciò che è perso o non può essere ottenuto, resta tale ma viene percepito con minore intensità perché è divenuto sfondo anziché figura.

Se lasciati soli invece i bambini (come anche gli adulti) sfiorano il dolore e lo classificano come intollerabile prima di prenderne le distanze difensitivamente.

Le difese attuate rispetto al dolore restano come dei macigni posati in mezzo alla strada della vita, che possono essere rimossi nel momento in cui si attua un cambiamento consapevole che porta a favorire la scoperta di risorse già disponibili, ma non utilizzate, per consentire la gestione del dolore .

 

 

UNITA’ CORPO-MENTE

In questo contesto, non possiamo escludere il concetto di polarità che rappresenta il problema centrale della nostra esistenza.

La nostra attuale coscienza divide e spacca tutto in coppie di opposti.

La nostra intelligenza non fa altro che dividere costantemente la realtà in unità sempre più piccole e distinguere tra queste unità.

Diciamo “sì” a uno e contemporaneamente “no” al suo opposto. Però con ogni “no” inevitabilmente cementiamo il nostro malessere, perché per stare bene non dovremmo mancare di nulla. La nostra visione polare, ci oscura la visione dell’unità che abbraccia tutti gli opposti ancora non separati.

La polarità fa sì che siamo incapaci di considerare contemporaneamente i due aspetti di un’unità e costringe la nostra conoscenza a muoversi seguendo una successione da cui nascono i fenomeni del ritmo, del tempo e dello spazio. Per esempio, nel respiro, l’inspirazione deriva dall’espirazione e senza il suo opposto non potrebbe esistere; se uno si rifiuta di espirare non potrà poi nemmeno inspirare. Un polo non può esistere senza il suo opposto. Dietro alla polarità sta l’unità quell’uno che racchiude tutti gli opposti non separati. Questa dimensione viene chiamata anche Universo che per definizione comprende tutto per cui nulla può esistere senza questa unità.

Nell’unità non c’è mutamento, trasformazione, evoluzione perché l’unità non soggiace al tempo e allo spazio. L’unità/universo è in eterna pace è puro ESSERE, e si esprime senza tempo, senza spazio, senza mutamento, senza confini. Dal punto di vista della nostra coscienza polare l’unità appare quindi come nulla.

L’Ego dell’uomo vuole avere sempre qualcosa che è al di fuori di lui e non gli fa piacere venire a sapere che deve semplicemente perdersi per poter essere una cosa sola con il tutto . Nell’unità TUTTO e NULLA diventano una cosa sola il nulla rinuncia ad ogni manifestazione e sfugge quindi alla polarità. L’Origine prima di tutto ciò che è, è il Nulla. E’ l’unica cosa che esiste, senza inizio e senza fine di eternità in eternità. Nell’unità cessa ogni nostalgia, ogni volontà, ogni tensione, finisce ogni movimento perché non esiste più qualcosa di esterno verso cui si possa tendere. E’ un vecchio paradosso: soltanto nel nulla si può trovare la pienezza.

Il tema “malattia/guarigione” rappresenta anch’esso un aspetto della polarità e scopo di questa conoscenza è quello di superare questa condizione di malessere scandita dal tempo e far diventare la propria vita di nuovo SANA cioè INTERA. Ogni via di guarigione porta dalla polarità all’unità; attraverso questa nuova conoscenza si può sviluppare una nuova coscienza che cominci a modificare le piccole azioni nella vita quotidiana fino a raggiungere una pienezza di vita.

Non di meno possiamo considerare la psiche e il corpo aspetti differenti della stessa realtà; un corpo ammalato innescherà sempre anche disturbi psicologici e una mente perturbata alla fine darà sempre anche qualche disturbo fisico.

Pure il dolore e la sofferenza sono espressioni della stessa realtà; il dolore è ciò che ci capita addosso all’improvviso, la sofferenza è l’opera di riflessione e di ascolto di quello che il dolore compie dentro di noi, momento dopo momento. Mentre il dolore riguarda l’istante presente, la sofferenza proprio perché è riflessiva, si espande sul passato e sul futuro unificando in un solo atto l’intera nostra esistenza.

Da tali presupposti, appare evidente che, in qualsiasi situazione di malessere, occorre considerare l’uomo nella sua interezza; non è possibile risolvere le sofferenze o guarire i dolori solo somministrando farmaci o rimedi, cercando cioè di riequilibrare chimicamente uno squilibrio organico o mentale ma, necessariamente, si debbono considerare tutte le dimensioni della persona. Occorre ritornare a curare maggiormente lo stile di vita, la relazione che l’uomo ha con l’ambiente in cui vive, e ritornare a risvegliare quella parte profonda di sé che conosce i veri bisogni facendo si che si concretizzino...

Possiamo prendere come esempio, l’alimentazione (argomento di interesse quotidiano): la conoscenza e la coscienza di cosa mangiare per trarre da ogni alimento le sostanze necessarie ed indispensabili per un corpo efficiente, sano equilibrato, porterebbe l’attuale visione del cibo, visto solo come appetitoso ed appagante, ad una forma più completa.

Questo discorso vale anche per i ritmi, le abitudini, l’attività fisica, la comunicazione interpersonale, i sentimenti, la relazione con la natura, lo sviluppo della propria dimensione creativa e spirituale; occorre affrontarli dando loro una valenza di rispetto, precisione e presenza per migliorare la qualità della vita umana e renderla più evoluta.

 

DOLORE: SINTOMO O MESSAGGIO ?

Di fronte al dolore ognuno di noi si pone diverse domande :

Perché ho questo dolore?

La risposta ci sembra di averla data nei capitoli precedenti, prendendo in considerazione l’aspetto più prettamente fisico e psicologico.

Perché devo soffrire così per una determinata cosa?

Quando appare un dolore, cerchiamo spesso di risolverlo con una terapia che faccia prima di tutto scomparire il sintomo, (terapia farmacologica) e poi prendiamo in considerazione la causa fisica della sintomatologia attuando di seguito terapie (fisiche, psicologiche, etc.) più adatte al problema. Non è detto che il far scomparire il dolore significhi necessariamente guarigione; il dolore, infatti può ripresentarsi dopo un certo tempo, in modo più ampio o sotto una nuova forma.

Diventa necessario cercare nuovamente la causa del dolore che si è ripresentato e considerarla da un altro punto di vista.

Se abbiamo asserito che il dolore è un sintomo vitale/esistenziale di difesa, possiamo pensare che la causa sia originata da un mancato equilibrio e armonia non solo del corpo ma anche di un livello più profondo di noi stessi.

Non avremo disturbi “casuali” “senza” “perché”, ma saranno espressione in ultima analisi di aspetti repressi, temuti o accantonati della propria vita: non dobbiamo quindi limitarci a combatterli ma occorre prima di tutto capirli. Il concetto base è che il corpo in sé non è ammalato o sano ma in lui si esprimono semplicemente le informazioni della coscienza, della psiche le quali vogliono far notare una loro necessità, un loro bisogno, e lo rivelano attraverso di esso che diviene così il modo e il livello di espressione della coscienza e della psiche (la medicina psicosomatica lavora già da tempo su queste basi!).

Attraverso queste considerazioni possiamo sostenere che per guarire bisogna prima di tutto trasformare la coscienza, integrare ciò che manca, capire le carenze e colmarle.

Con questo non vogliamo sminuire l’efficacia della medicina tradizionale o naturale che ha i suoi benefici in molte patologie, bensì stimolarla a considerare l’uomo nella sua interezza per una guarigione completa.

Questo diverso modo di interpretare la guarigione è l’unica possibilità che abbiamo di crescere, di risolvere i nostri veri problemi a livello esistenziale, per capire più profondamente noi stessi e favorire il proprio cammino evolutivo. E’ infatti questo processo inizia solo dentro di noi e solo noi siamo gli unici e autentici artefici della nostra terapia (autoguarigione).così che ognuno di noi è coinvolto in prima persona nel suo processo di guarigione, diventandone partecipe e responsabile;

Tale considerazione viene avvallata da diverse correnti scientifiche, letterarie, filosofiche, spirituali, che considerano il dolore e la malattia come alleati e non come nemici e aiutano con il loro simbolismo a smascherare il problema centrale di ognuno di noi.

Questo pensiero, rafforzato da diverse esperienze, da’ una risposta, a nostro avviso, completa alla domanda che l’uomo da sempre si fa: Perché soffro?

 

COME CI PUO’ AIUTARE IL CRANIO SACRALE ?

 

Dalle precedenti considerazioni sul dolore, appare evidente che l’individuo spesso tende ad identificarsi con esso, tanto da condizionare in parte o per intero, la sua vita comportamentale e relazionale.

Da questo punto di vista occorre sottolineare alcuni concetti fondamentali sul dolore per i quali la parola dolore possa essere interpretata in maniera non sempre negativa, punitiva o costrittiva.

Se non esistesse il dolore, l’organismo non sarebbe in grado, per mancanza di segnali e di meccanismi, di compensare e rimediare alla lesione.

Il dolore di una ferita richiama sulla causa che l’ha provocata, il dolore di un’infezione provoca un’infiammazione e quindi una difesa antibatterica, etc... Il dolore quindi si presenta come un’esperienza biologicamente utile che favorisce l’attivazione o il recupero e l’utilizzazione di una serie di funzioni difensive e adattative in modo più consono all’organismo nel suo insieme.

Questo approccio alla problematica del dolore, soprattutto quello fisico, ne da sicuramente una visione per certi aspetti positiva che induce a vedere il dolore non solo come un nemico da combattere, ma come un momento necessario di passaggio verso uno stato di salute riconquistato.

L’approccio Cranio Sacrale è sicuramente il mezzo più esplicito in cui si applica l’esperienza biologica che favorisce il recupero.

Il dr. Becker chiamò “la biologia del benessere la forza più potente del mondo”, cioè la forza corporea intrinseca di cui ci si può sempre fidare per avere il più appropriato aiuto di cui si ha bisogno; ma imparare a fidarsi di questa saggezza non sempre è facile ed è importante spiegare questo alla persona che si presenta a noi con un dolore quando, invitati dal sistema, prendiamo contatto con una zona non direttamente interessata.

Non dobbiamo però dimenticare che il dolore è di per sé un’espressione di richiesta di attenzione, perciò, almeno le prime volte, è opportuno prendere in considerazione direttamente la parte interessata.

L’efficacia del cranio sacrale nel dolore si realizza però soprattutto affrontando l’origine di un problema, cioè il suo fulcro e non solo i sintomi e le conseguenze.

Al centro di ogni fulcro di inerzia c’è una concentrazione di potenza imprigionata che si esprime trattenendo schemi di compressione, torsione e pressione nei tessuti. Per risolvere tale contrazione occorre riportare in uno stato di equilibrio le forze sottostanti bloccate nel fulcro. Se ciò non avviene lo schema si presenterà in un'altra struttura o forma.

Tali schemi possono essere l’espressione sia di un disturbo di origine prettamente fisica sia di un trauma emotivo o psicologico che si è concretizzato in un dolore fisico.

Tali considerazioni valgono prevalentemente per i dolori acuti e per quelli psicologici; diverse invece sono le considerazioni per i dolori persistenti e cronici.

Non possiamo considerare positivo il dolore cronico, in quanto questo tipo di dolore provoca un’alterazione organica, scientificamente dimostrata, con una crescita dei DENDRITI a livello limbico e un’ipersensibilizzazione ai segnali dolorifici a discapito di altri segnali sensoriali. Tutto ciò porta a una carenza di stimoli soprattutto positivi che, uniti ai problemi di autonomia, possono portare la persona a vari gradi di depressione e isolamento.

Con il Craniosacrale possiamo operare attraverso diverse fasi :

Fluidi

Considerato che il nostro corpo è composto da circa 70/80% di liquidi, che ogni cellula vi é immersa e che tutto il metabolismo richiede l’apporto di fluidi, possiamo affermare che essi sono l’elemento principale per trasmettere e trasportare informazioni, vitalità e benessere.

Pertanto il primo contatto servirà per stimolare il sistema a dirigere nella zona dolente un maggior apporto di fluidi in modo da lenire, disinfiammare, depurare e consentire alla parte di usufruire delle endorfine presenti nel Liquor, di eliminare le tossine e di apportare liquidi e sostanze rigeneranti.

Stimolazioni positive tattili

Con il primo approccio si porta la persona ad ascoltare le parti del proprio corpo non interessate al dolore attraverso il contatto della mano dell’operatore, il quale la guiderà ad esprimere le sensazioni che tale contatto fa emergere: caldo, freddo, pesante, leggero, morbido, ruvido, duro etc.

Sensazioni che possono riguardare non solo il corpo della persona, ma anche solo le mani dell’operatore di cranio sacrale; infatti in presenza di dolori molto forti nel corpo, la sola attenzione al contatto delle mani può creare una risposta diversiva alla sensazione diffusa di dolore nel corpo. Si induce la persona a sentire stimoli positivi diversi che permetteranno di segnare una linea sensitiva parallela o in contrasto con quella nocicettiva in modo tale che il canale afferente guadagni nuovamente consistenza e valenza. Questo tipo di esperienza è utile anche nei momenti in cui si può manifestare un dolore più forte per il quale la persona tende a dissociare.

La dissociazione può essere considerata non sempre negativa in quanto, in situazioni di particolare gravità, rappresenta una risorsa a disposizione della persona, uno spazio di assenza di dolore; tutto questo però è importante che sia sostenuto ed accompagnato dall’operatore affinché la dissociazione sia mantenuta nella sua efficace conduzione alle risorse e non trasbordi nei limiti della inconsapevolezza.

Stimolazioni positive profonde

Partendo dalla sensazione tattile si da alla persona la possibilità, piano piano, di staccare la propria attenzione dal dolore e di entrare in contatto con delle sensazioni positive. Spesso molti non desiderano sentire le sensazioni fisiche per paura che si renda evidente solo la sensazione dolorosa; d’altra parte è dimostrato che, per elaborare una situazione difficile (trauma), è necessario passare attraverso le sensazioni.

E’ fondamentale coinvolgere la persona nell’ascolto delle vibrazioni emotive che le sensazioni tattili, uditive, olfattive, visive, gustative sviluppano nel corpo come reazioni fisiche.

Questa naturale facoltà umana è detta Felt Sense (sensazione sentita) ed è parte integrante delle nostre esperienze, tanto che lo diamo per scontato e non ci rendiamo conto della sua esistenza fino a quando non le prestiamo deliberatamente attenzione.

Il meccanismo potrebbe essere potenziato non limitandoci solo all’ascolto del contatto con la mano dell’operatore, ma prendendo in considerazione l’uso di oggetti morbidi lisci, caldi e piacevoli al tatto come pure musiche, profumi, sapori scelti dalla persona stessa in quanto possono essere stimoli per lei del Felt Sense. Ciò si rende necessario in quanto non tutti gli oggetti o le musiche, etc., possono essere motivo di rievocazioni emozionali positive per quella data persona.

Il Felt sense aiuta le persone ad essere più naturali, con i piedi per terra, più a proprio agio nel corpo, ad aumentare il senso di equilibrio, la coordinazione, la creatività, ed è grazie al felt sense che proviamo benessere, pace e connessione. In poche parole è il modo in cui facciamo l’esperienza del “sè”.

Questo permette di imparare ad ascoltarsi e a vivere le proprie sensazioni nella loro totalità, sia sul piano fisico che su quello emozionale.

Tanto più la persona diventa cosciente di questa facoltà, tanto più è in grado di imparare ad utilizzare e a fare ricorso ad esperienze positive fisiche, emotive, psicologiche, spirituali o ambientali come “risorsa” sorgente, fonte di ricarica nei momenti di difficoltà. Rivivere (richiamarsi) così tali esperienze, crea delle reazioni fisiologiche nel corpo dando un senso di benessere, espansione, leggerezza che aiutano la persona a trasformare e recuperare la situazione di disagio.

Il percorso così tracciato permette alla persona da una parte di segnare una linea sensitiva parallela (e/o in contrasto con quella nocicettiva), ancora più in profondità, dall’altra di acquisire pian piano la consapevolezza di “avere un dolore” e NON di “essere il dolore”; si riprende i mano, in questo modo, la propria esistenza, dando consistenza al SE” e non all’ “IO”.

Principio d’Ordine e Guarigione (POG)

Per dar modo al sistema della persona di affrontare nel miglior modo possibile la situazione dolorosa presente è fondamentale prendere contatto con il Principio d’Ordine e Guarigione che è il principale strumento per conoscere le risorse a disposizione della persona stessa.

Il POG è dato dal Respiro Vitale che si fa materia e porta con sé la sua potenza originaria; valutare la qualità di tale potenza permette all’operatore di conoscere in quale situazione si trova la persona ed eventualmente attivare gli adeguati stimoli di potenziamento (CV4- EV4), in quanto l’inadeguatezza dell’energia non permetterebbe il cambiamento.

Il POG si esprime principalmente nella Marea Lunga per cui quando siamo in contatto con esso non sono presenti schemi e quindi non ci sono né sintomi né dolori. Se la persona sente ancora il dolore vuol dire che non ha ancora contattato questo livello, ma è ancora in quello del sintomo. Il lavoro del Cranio Sacrale non è quello di focalizzarsi sul sintomo, ma quello di risvegliare, ricordare che sotto sotto ci sono le Risorse, fonti originarie di autoguarigione.

Il POG è fondamentale perché limita e circoscrive la situazione di dolore e di stress, consentendo al sistema di recuperare, “respirare” e affrontare meglio la situazione generale. In effetti il POG è presente sempre e in ogni cellula e, domandando al sistema come esprime il suo POG proprio in quella parte dolente, è facile che la sensazione non sia più quella del dolore, perché nel POG c’è solo salute e benessere, in quanto espressione di un livello più profondo di coscienza.

Individualizzazioni di eventuali fulcri

Come abbiamo già evidenziato, per portare equilibrio in una situazione di disagio, è determinante mettersi in contatto con il Fulcro che mantiene bloccata l’energia. Nell’approccio con il sistema della persona per la sua individuazione, è possibile che si evidenzino sia degli schemi (apparentemente) non pertinenti (come già visto nel dolore acuto) sia degli schemi legati direttamente alla sintomatologia espressa dalla persona. Ogni volta che si formano fulcri d’inerzia, altre aree del corpo possono avere bisogno di adattarsi alla loro presenza. Questo causa reazioni secondarie o compensatorie per cui, un fulcro primario può dare origine a fulcri secondari di compensazione; attraverso l’unità del corpo, i vari fulcri d’inerzia possono essere considerati in rapporto reciproco. Con la risoluzione dei fulcri d’inerzia secondari si hanno a disposizione più risorse vitali che permetteranno lo scioglimento di quelli primari.

Ricorso alle Risorse

Per poter sciogliere il fulcro e dar modo alle forze di guarigione di attivarsi e aiutare il sistema a trovare il suo equilibrio globale e mantenerlo, è necessario ricorrere alle Risorse intrinseche.

Se troviamo le risorse in una capacità interiore, in un oggetto, in un’esperienza o in una sensazione, possiamo attingere al loro aiuto nei momenti di necessità.

E’ attraverso questo percorso alternativo di interiorizzazione che possiamo ri-scoprire la nostra innata forza guaritrice che è sempre presente in noi ma che si manifesta e si concretizza solo nel silenzio e nell’attenzione.

Sarà per mezzo dell’operatore che la persona sperimenta i vari tipi di Still point: li possiamo considerare come una scala di esperienza che permette di entrare lentamente e gradualmente nella profondità di stati di riposo, consapevolezza ed integrazione; dal più immediato rilassamento fisico e mentale fino al contatto con lo spazio da cui emerge il Respiro della vita. Si crea così un’occasione di legame più radicato con la fonte perenne della nostra salute intrinseca e della nostra creatività e si consolidano le riserve vitali del corpo ricaricando la potenza del liquido cranio sacrale.

Trasformazione: Obiettivo dell’esperienza Cranio Sacrale biodinamico

L’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di accompagnare la persona in un percorso che l’aiuti a:

Allora potrà muoversi e vivere nella situazione dolorosa in modo diverso da quello abituale e trovare così uno stile e una qualità di vita più completo.

Non ci sembra opportuno terminare con una vera conclusione in quanto, le esperienze cambiano a secondo delle persone: alcune vorranno sperimentare fino in fondo il percorso con cranio sacrale, altre si accontenteranno di vedere attenuati i sintomi dolorosi, e altre ancora troveranno il CranioSacrale quale trampolino di lancio per altri approfondimenti.

 

ESPERIENZE

Laura

“L’esperienza con Laura risale alla primavera del 2006, e forse è stato dopo i trattamenti con lei che ho sentito la necessità di approfondire il tema del dolore.

Mi racconta che ad Agosto 2005 aveva subito un forte stiramento al braccio sinistro, cercando di prender al volo una forma di formaggio che stava cadendo da uno scaffale. Dopo questo episodio aveva fatto visite mediche, esami radiografici (compresa una risonanza magnetica), terapie farmacologiche e fisioterapiche, ma senza alcun risultato.

I dolori persistevano, limitandola molto anche nei movimenti più semplici, e impedendole di dormire la notte. Non conosceva il Craniosacrale ma era disposta a provare.

Devo dire che la sua disponibilità ed apertura sono state di estrema importanza.

E’ stata un’esperienza molto forte per entrambe, in quanto, fino dalle prime sedute, i dolori al braccio aumentavano durante le varie fasi del trattamento; a ben poco giovava l’invio di liquidi sulla parte dolente, mentre molto più efficace era contattare la Marea Media e lo Still Point per accedere alle risorse, vera fonte di autoguarigione.

Laura dimostrava la volontà e la capacità di comprendere che, come si è dimostrato alla fine del ciclo, il dolore fisico era un mezzo, seppur drastico, per scaricare ed eliminare tensioni e sofferenze forse più profonde. La stanchezza, i brividi, la sensazione di svuotamento che provava al termine del trattamento erano la migliore conferma di questa realtà.

I tempi di recupero e di ri-equilibrio fisico e psicologico dopo le prime due sedute, erano molto lunghi (24-36 ore), ma sempre più brevi nelle seguenti, fino a scomparire negli ultimi due incontri.

Il primo e più significativo riscontro positivo era che Laura, già dopo la prima impegnativa seduta ed altrettanto impegnativo recupero, era riuscita a dormire tutta la notte senza alcun fastidio, dopo sette mesi insonni; il dolore, inoltre, continuava a presentarsi solo durante il movimento e non più durante l’immobilità o il semplice contatto tattile o pressorio alla spalla.

Il dolore che si presentava durante la terapia era accentuato da alcuni schemi che si muovevano intorno ai loro fulcri (arti inferiori – fulcro lombare, diaframma toracico – fulcro d’ansia, diaframma scapolare – fulcro gola, arti superiori – fulcro spalla); man mano che i fulcri si scioglievano, mettevano a disposizione del sistema maggiore energia. Questo fatto, assieme a movimenti involontari del braccio sinistro sempre più ampi, prima in estensione e rotazione interna, poi in abduzione e rotazione esterna, ha permesso a Laura di recuperare anche la mobilità dell’arto fino all’80%, in misura molto superiore alle sue aspettative.

Ci sono stati momenti in cui siamo “arrivate al limite” con il dolore, ma sempre e comunque in modo consapevole, coscienti che qualcosa d’Altro ci stava guidando, entrambe non ci siamo mai sentite sole o in balia della situazione, dando al dolore lo spazio ed il peso adeguato.

Con questa esperienza Laura ha, prima di tutto, superato il dolore e recuperato l’uso della spalla; il fatto, poi, di sottoporsi ai trattamenti ed ai relativi recuperi, le ha insegnato, cosa forse più importante, a dedicare del tempo a se stessa, ad ascoltare il proprio corpo in una modalità nuova e maggiormente consapevole, a lasciarsi andare nel rilassamento come nel pianto; tutti questi sono stati risultati rilevanti e insperati.”

Girolama

 

Un giorno riflettevo sulla mia formazione in Cranio Sacrale e come avrei potuto farla conoscere e diffonderla. Alla mente mi venne subito l’immagine di tutte le persone che conoscevo con tanti dolori e come erano disposte a provare qualsiasi cosa pur di lenire tale situazione.

Prima tra tutte era mia madre che ormai da anni soffre di osteoporosi con conseguente artrosi.

Così le chiesi se era disponibile a farmi da cavia e così abbiamo intrapreso un’esperienza che è ancora in corso e che certamente ora posso descrivere solo parzialmente.

Il dato interessante che in questo momento mi sembra opportuno sottolineare è quanto il lavoro sui Fluidi possa contribuire notevolmente quale terapia analgesica.

Girolama, una persona di 85 anni, si è dimostrata aperta all’esperienza con una presenza sempre attiva e cosciente.

Ogni volta che mi mettevo in contatto con lei entravo subito nel MCS e successivamente nella Marea Media e qui ho sempre sentito una potenza energetica non indifferente per una persona della sua età.

Eravamo consapevoli entrambe che i suoi dolori sono stati diagnosticati come cronici e pertanto la nostra intenzione era solo quella di verificare se attraverso questa nuova esperienza avremmo potuto ottenere qualche miglioramento.

Così abbiamo iniziato il ns. percorso.

Girolama si stendeva sul lettino e mi seguiva nella ricerca delle proprio risorse, che per lei era quella di proiettarsi in momenti particolari della sua vita. Con quelle immagini si lasciava andare e si metteva in ascolto del proprio corpo.

Da parte mia andavo a contattare il LCS. In una prima visione mi mettevo in ascolto del movimento lungo il sacco durale e subito Girolama percepiva questa onda che scorreva. Devo dire che la sua percezione si è mossa gradatamente, ogni volta un pezzetto in più. Così siamo arrivati dalle spalle al bacino. Da parte mia sentivo che il liquido scorreva, ma che questo fluire era come di quello di una sostanza abbastanza densa. Sentivo un torpore nelle mani sempre più crescente. Così ho utilizzato la prima volta l’immagine del pesciolino che andasse a filtrare il liquido Cerebro spinale e poi per un paio di volte la tecnica dell’ EV4 per alleggerire la consistenza del liquido.

Con questi due passaggi mia madre mi ha raccontato di sentirsi come sollevata, e come se il suo corpo rimanesse sospeso, e non percepiva più alcun dolore; devo dire che mentre me lo diceva mi ci sono sentita anch’io. La risonanza delle parole di mia madre, infatti, mi hanno fatta subito sentire trasportata nei liquidi e sentivo tutto il suo corpo galleggiare, mentre io stessa mi sentivo circondata dal liquido, in un abbandono totale come, se ogni peso si fosse dissolto.

Questa è stata l’esperienza più interessante che mi sia capitata personalmente. Posso dire di aver verificato come lavorare sui fluidi possa effettivamente comportare una notevole azione analgesica su una persona sofferente di dolori cronici.

Dal punto di vista dei risultati, Girolama mi ha confermato che a seguito dei trattamenti i dolori sparivano per diverse ore (più di dodici ore), che la notte riposava sempre di più e meglio in quanto non si presentavano più i crampi alle gambe che prima condizionavano la durata e la qualità del riposo.

L’esperienza continua e prossimamente su questo schermo ne vedremo di belle!!!!!.

NOTA

Ci sembra importante tenere presente, e soprattutto mettere al corrente la persona, che spesso in situazioni dolorose e acute, soprattutto dopo i primi trattamenti, si possono manifestare intensificazioni nella sintomatologia dolorosa. Tali acutizzazioni, dovute al riequilibrio delle energie bloccate, sono sempre superate e ridotte nelle fasi successive.

Nelle nostre esperienze non abbiamo avuto modo di sperimentare in maniera continuativa e tangibile, la modificazione a livello limbico della crescita dei Dendriti, intervenendo in modo specifico sulle cellule nervose.

Altrettanto vale per la possibilità di intervenire a livello del SNC sulle microtrasformazioni anatomiche indotte dalla nocicezione ( vedi pag. 17)

Resta comunque una proposta, un’idea da sviluppare in futuro, soprattutto nelle situazioni di dolore persistente o cronico.

L’altra metodologia non sperimentata è stata quella del nuovo input di stimolazione alternativa sensitiva tattile, per diminuire il canale sensitivo dolorifico predominante, in quanto non abbiamo avuto modo di fare esperienza per più tempo con una determinata persona.

 

 

ANALOGIE E STIMOLI NEL PENSIERO

DI SRI AUROBINDO E MERE

Come non prendere in considerazione il pensiero di Sri Aurobindo e Mère nella formazione di Cranio Sacrale? Queste persone hanno dedicato la loro vita alla ricerca della Verità, e alla trasformazione dell’uomo nella sua stessa parte materiale, attraverso la modifica della memoria cellulare; ci hanno lasciato scritti che indiscutibilmente scoprono una prospettiva futura veramente affascinante per l’uomo; noi crediamo che questa prospettiva possa essere una strada evolutiva per l’accompagnamento di Cranio Sacrale.

W.G. Sutherland (1873-1954) sosteneva: “dovete vedere questa energia come un liquido nel liquido, una potenza intelligente, più intelligente della nostra mente umana”

Mère (1878-1973) si domanda ”in che momento far cessare la circolazione del sangue e sostituirla con la Forza?”

Leggere queste due frasi e sentir risuonare una certa connessione è un tutt’uno, come se dmanda e risposta si scegliessero da sole!!

Sri Aurobindo (1872-1950) nel suo poema “Savitri” così si esprime sul dolore:

 

“..La sofferenza dell’anima non è la chiave dell’eternità,

né il riscatto mediante il dolore, ciò che il cielo domanda alla vita...

...Un potere è in te , che tu non conosci;

Tu sei un vaso della scintilla imprigionata.

Essa cerca di liberarsi dall’involucro del Tempo.

E finché la rinchiudi, il sigillo è il dolore;...”

“Ma è difficile per la mente umana sentire

il bene del Cielo nel crollo della vita e il pugno di ferro del Fato,

o tollerare il terribile mistero del dolore,

della sofferenza e del male che mascherano Dio...”

Mère dice:

“nel sistema, nella natura, la sofferenza sia stata inventata quale indicatore; perché ad esempio se il corpo si disorganizzasse in un modo qualunque senza che ciò causasse la minima sofferenza, non si cercherebbe mai di arrestare questa disorganizzazione. Si pensa a curare una malattia solo perché ci fa soffrire: Se non causasse nessun fastidio, non si cercherebbe mai di guarirne. Quindi nell’economia della natura penso che il primo scopo della sofferenza fisica sia quello di metterci in guardia.” “...non basta dire che non si vuole la sofferenza perché se ne vada! Ma se si è capaci ... di stabilire dentro di sé – per esempio a fronte di ogni dolore di tipo nervoso - una sorte di immobilità - immobilità della vibrazione interiore - più completa possibile sul punto doloroso, essa ha l’effetto di un anestetico; in realtà se c’è dolore, ciò vuol dire che siete in contatto con il nervo che trasmette il dolore, altrimenti non sentireste niente. Ebbene, una volta che sapete che siete in contatto, accumulate in quel punto più immobilità che potete per arrestare la vibrazione del dolore nel nervo che soffre. Vi accorgerete che agisce e che si addormenta. Occorre essere abituati a fare ciò, ma abbiamo l’occasione ogni momento di farlo!”

“quando vi accade qualcosa di doloroso nell’ignoranza questa cosa dolorosa assume un certo carattere. Ma la stessa cosa se la ricevete in uno stato di conoscenza non ha gli stessi effetti. Ma cosa vuol dire “conoscenza”? Se si ha la conoscenza – conoscenza interna delle cellule, della loro esistenza, della loro composizione, e quella dei risultati della cosa dolorosa ossia dell’effetto che essa ha avuto sulle cellule - e nello stesso tempo si ha la conoscenza di ciò che le cellule devono essere e di come devo reagire alla cosa dolorosa, invece di procedere come la natura fisica, che richiede ore, giorni e mesi per riparare ciò che è stato danneggiato, si può farlo istantaneamente, infatti è quanto avviene. Perché quando l’azione è integrale e perfetta, a questa conoscenza puramente materiale se ne aggiunge una interna nonché un potere di fare intervenire forze, come le forze supermentali le quali possono fare istantaneamente ciò che nel mondo materiale richiede una durata più o meno lunga... Ciò Vi permette di proiettare sul punto la Forza di Verità – in modo che tutto venga posto sotto l’influenza di tale Forza, in modo che le cose, gli elementi, le cellule e, tutto ciò che le compone diventino ricettivi a questa Potenza supermentale e che l’organizzazione avvenga secondo una legge di Verità – allora ciò può anche rappresentare l’occasione non solo di curare la cosa dolorosa, di rimediare all’incidente, ma di fare un grande progresso nella coscienza generale e, sul quel punto preciso, un grande progresso di ricettività alle forze, di adattamento a quelle forze, di risposte al loro influsso. E’ proprio così che si può volgere qualcosa di cattivo in qualcosa di ottimo, quando si ha il potere.”

Ma come aumentare la ricettività del corpo?

Secondo Mère:

“ ...quando arriva una forza e voi non l’accogliete, ciò produce una contrazione, c’è qualcosa che si indurisce nel vitale, nella mente e nel fisico... Avete l’impressione di un dolore... Allora la prima cosa da fare è con un atto di volontà allentare quella contrazione ... una volta allentata la contrazione vedete se l’impressione sgradevole cessa, il che dimostra che si tratta di una piccola resistenza momentanea, ma se il dolore continua e se è davvero necessario aumentare la vostra ricettività per poter accogliere ciò che aiuta, ciò che è da accogliere, dopo aver allentato la contrazione, dovete cominciare a impegnarvi ad espanderVi – si ha l’impressione di espandersi. I procedimenti sono molti. Certe persone ... possono essere coscienti della propria coscienza, allargare sempre di più la coscienza fino a che essa diventi illimitata. Quando si fa questo si diventa veramente ricettivi ...quando arriva qualcosa di forte e si sente che è troppo ...il procedimento è esattamente lo stesso: agire sulla contrazione. Si può agire con il pensiero, con una invocazione alla pace alla tranquillità(il senso della pace diminuisce parecchio la difficoltà). Numerosi malesseri, anche fisici, come tutte le contrazioni del plesso solare, &...possono sparire così.”

“La causa ultima di tutte le malattie fisiche può essere attribuita ad un disordine mentale.... Ogni punto del corpo è simbolico di un movimento interiore; è un mondo di corrispondenze sottili... quella parte del corpo colpita dalla malattia indica la natura del disordine interiore che si è stabilito, l’origine della malattia; è un segno della sua causa. Rivela anche la natura della resistenza che impedisce all’essere di avanzare in modo globale e con uguale rapidità e ci indica quali sono il trattamento e la guarigione. Se potessimo perfettamente capire dove sta l’errore, scoprire quale parte non è stata ricettiva e aprirla alla forza e alla luce, potremmo ristabilire in un attimo quell’armonia che è stata turbata e la malattia sparirebbe completamente.”

Il dolore per loro è “la menzogna del mondo”. Attraverso gli scritti di Satprem abbiamo l’opportunità di entrare in questo concetto dove la sofferenza viene assimilata al dolore e viene considerata una decomposizione. Infatti le malattie e la vecchiaia le considerano le falsità più evidenti “come potrebbe mai essere laido, consunto malato vecchio, ciò che è Vero? Il Vero irradia luce, bellezza, eternità. Il Vero è invincibile evidentemente. La morte e la vecchiaia ci possono ghermire soltanto perché manchiamo di Verità”.

Forse è venuto il tempo di ritrovare la Verità completa dello spirito e della materia in una terza posizione che non è ne quella dei materialisti né quella degli spiritualisti: “La soluzione non sta nell’ascesa dell’uomo al cielo, ma piuttosto nel suo ascendere quaggiù nello Spirito, e anche nel discendere dello Spirito nella umanità comune, in una trasformazione della natura terrestre. E’ questo infatti che l’umanità attende: non una qualche salvezza post mortem, ma una autentica nuova nascita che coronerà la sua lunga, oscura e dolorosa marcia.”

...il dolore della terra è il riscatto della sua gioia prigioniera.”

 

 

Siti internet

Bibliografia

 

 

I 12 nervi craniali

 

Ci sono 12 nervi craniali che, ad eccezione del Nervo vago e del Nervo accessorio, innervano la testa ed il collo. Il nucleo d'origine è il tronco encefalico ad eccezione di tre nervi: il nervo olfattivo, il nervo ottico ed il nervo accessorio.

Il nervo olfattivo ha le cellule olfattive nella mucosa del naso e termina nel telencefalo.

Il nervo ottico ha le cellule gangliari nella retina e termina nella corteccia del diencefalo.

Il nervo accessorio è costituito da una radice cranica e da una spinale (C1 – C6).

I nervi vengono numerati a secondo dell'ordine di fuoriuscita craniale verso il caudale:

  1. Nervo Olfattivo
  2. Nervo Ottico
  3. Nervo Oculomotore
  4. Nervo Trocleare
  5. Nervo Trigemino
  6. Nervo Abducente
  7. Nervo Facciale
  8. Nervo Vestibolo-cocleare
  9. Nervo Glosso faringeo
  10. Nervo Vago
  11. Nervo Accessorio
  12. Nervo Ipoglosso

A dipendenza della loro funzione si differenziano in:

NERVO DISFUNZIONE STRUTTURE COINVOLTE
Iposmia, anosmia Osso etmoide, corpo sfenoidale, ala minore
II° Immagini doppie Corpo sfenoidale, ala minore, tentorio cerebelli
III° Strabismo divergente, midriasi Ala maggiore, ala minore, fissura orbitale superiore, seno cavernoso, tentorio cerebelli
IV° Difficoltà a guardare ai lati esterni ed in basso Tentorio cerebelli
Emicranie, nevralgie del trigemino, sinusiti, tic dolorosi Osso temporale, parte petrosa, dura, C1, C2
V1 - V2 Vomito, dispnea, disturbi cardiaci, disturbi nel parlare Ala maggiore e minore, fissura orbitale sup., seno cavernoso, tentorio cerebelli
V3 Dolori alla mandibola Strabismo convergente Osso sfenoide Osso sfenoide, legamento sfenopetroso,
VI° Strabismo convergente Osso sfenoide, legamento sfenopetroso, osso temporale,+ vedi nervo III°
VII° Paresi facciale, assimetria della bocca, aggrottare la fronte e chiusura impossibile degli occhi, disturbi gustativi dei 2/3 della lingua, salivazione ridotta, dolori retroauri- colari, difficoltà di udito. Distale dal forame stilomastoideo
Canale facciale, corda timpanica, articolazione temporomandibolare, ganglio genicolato intracraniale
VIII° Sordità, vertigini Lesioni dell'osso temporale, intraosso, articolazione temporomandibolare
IX° Deglutizione difficoltosa, disturbi gustativi di 1/3 della lingua, secchezza nella bocca. Osso occipitale, osso temporale, forame giugulare
Vomito, dispnea, disturbi cardiaci, disturbi nel parlare Osso occipitale, ossotemporale forame giugulare
XI° Torcicollo Osso occipitale, osso temporale, forame giugulare
XII° Problemi di suzione Osso occipitale, canale ipoglosso

 

 

APPROFONDIMENTO SUL 3° VENTRICOLO CEREBRALE

Approfondimento sulle variazioni del terzo ventricolo cerebrale

che riguardano anche gli stati di ansia e la depressione psichica

Testo tratto dalle ricerche del Prof. N. CINQUEMANI

L'autore autorizza gli altri studiosi a citare le parti dell'opera che possono interessare rispettando però la paternità di esse per non incorrere nel plagio letterario contemplato dall' articolo 171 della legge 633 del 22/04/1941

www.nicolocinquemani.it

Una esperienza che chiarirebbe il meccanismo della paralisi respiratoria da overdose provocata da stupefacenti o da alcool è stata eseguita dall' autore con l' ecoencefalografo di tipo A registrando le immagini con un apparecchio fotografico a motore. Sono state riprese le immagini  del terzo ventricolo durante la induzione della anestesia generale del periodo della apnea nei due minuti precedenti la assistenza con il respiratore automatico. Appena la dose iniettata di fenobarbital e succinil-colina raggiungeva i centri nervosi, sul monitor si vedeva nel tempo di pochi secondi l' accostamento delle due pareti del terzo ventricolo e la sparizione della sua immagine. Questa prova è stata ripetuta più volte perché all'inizio non era comprensibile il motivo della sparizione dell' immagine del terzo ventricolo. La spiegazione sarebbe la seguente: i farmaci avrebbero un azione paralizzante che determinerebbe l'apertura completa dei forami di Monro che si trovano ai lati del terzo ventricolo e comunicano con i ventricoli laterali. Tutto il liquor contenuto nel terzo ventricolo passerebbe ai ventricoli laterali. In genere i forami di Monro funzionerebbero come due valvole con la possibilità di regolare la quantità di liquor all' interno del terzo ventricolo. Con il collasso delle pareti laterali del terzo ventricolo che si sovrappongono l' una all' altra, non esiste più la cavità ventricolare. Le onde sonore del doppler non possono registrare questa nuova unica parete perché non differisce dal punto di vista acustico dal resto del parenchima circostante. Questa esperienza dimostrerebbe che il centro pneumotassico che regola il respiro e che è situato nelle vicinanze del terzo ventricolo è modulato dalla pulsazione di quest' ultimo. La liberazione della vasopressina nel terzo ventricolo è modulata dalle variazioni del campo magnetico creato dal movimento delle cariche elettriche poste sulle  pareti ventricolari. Ma non è tutto perché il terzo ventricolo sembra essere il CUORE CEREBRALE capace di attivare buona parte di tutta l'attività elettrica del cervello . L'elettroencefalogramma piatto potrebbe dipendere dalla mancata pulsazione del terzo ventricolo. Si potrebbe spiegare la ripresa vitale di soggetti che avevano avuto elettroencefalogramma piatto, perché in essi era ricominciata la pulsazione del terzo ventricolo rimasto schiacciato durante il periodo di coma depassè. Nel corso della anestesia generale, nei minuti successivi al periodo di apnea, quando il paziente  collegato al respiratore automatico in funzione era sotto l'effetto dell' anestetico gassoso, riapparivano le immagini delle pareti laterali del terzo ventricolo che aveva acquistato una notevole dilatazione simile a quella della ebbrezza alcolica di notevole grado. Il collasso delle pareti ventricolari nel periodo di induzione sotto l' effetto del fenobarbital e della succinilcolina  ha determinato la apnea. Con le stesse modalità la overdose di eroina determinerebbe la paralisi respiratoria dovuta al collasso delle pareti del terzo ventricolo con l'azione paralizzante esercitata sui forami di Monro. E' comune acquisizione che i soggetti normali possono resistere  molti minuti in apnea volontaria non provocata da farmaci. Il soggetto che pratica la immersione in acqua in apnea rimanendo cosciente, respira normalmente quando è emerso. Evidentemente  non è avvenuto il collasso del terzo ventricolo. Ma esiste la possibilità che sotto la spinta del parenchima cerebrale in cui è aumentata la pressione venosa causata da qualche minuto di apnea volontaria, come avviene per la pesca subacquea senza bombole d' ossigeno, si abbia l'apertura improvvisa dei forami di Monro ed il rapido schiacciamento delle pareti del terzo ventricolo come avviene per l' apnea determinata dal fenobarbital e succinilcolina nel periodo di induzione dell' anestesia generale. Questa evenienza eccezionale potrebbe essere facilitata dall' uso di farmaci come i miorilassanti,  i  tranquillanti e gli anticontraccettivi orali nelle donne per la l'azione inibente sulla vasopressina (Cinquemani 1973). Il secondo periodo della anestesia generale, quando il terzo ventricolo che era collassato si dilata a valori superiori alla norma costituirebbe una ulteriore prova che alcuni farmaci paralizzino il sistema valvolare dei forami di Monro favorendo il rapido passaggio del liquor attraverso i forami  dilatati che comunicano con i ventricoli laterali. Si devono considerare due evenienze: nella prima, la pressione esercitata dall'esterno sulle pareti laterali del terzo ventricolo è aumentata, nella seconda è diminuita. La prima evenienza si verifica nella ipertensione endocranica dovuta ad edema vascolare, neoplastico o causato da ebbrezza alcolica. Il respiro rimane per un periodo relativamente lungo, quasi normale.  Se viene somministrato un tranquillante o un farmaco che ha un'azione sui forami di Monro si verifica un rapido collasso del terzo ventricolo con arresto respiratorio dovuto al passaggio di tutto il liquor nei ventricoli laterali, come avviene nel periodo apnoico della anestesia generale. In diversi casi di edema cerebrale traumatico, le benzodiazepine hanno provocato l'arresto respiratorio in soggetti in coma di primo grado cioè in coma superficiale. Di conseguenza era  stata necessaria l' assistenza respiratoria. Per quel che riguarda l'ipertensione endocranica da ebbrezza alcolica l' autore ha esperienza di due casi in cui due ubriachi violenti erano stati sedati in modo improvvido con due fiale di valium endovena. In ambedue i casi si era avuta la paralisi respiratoria. I due uomini sono stati salvati con l' assistenza respiratoria e la somministrazione endovenosa di due fiale di caffeina da 250 mg. Negli ultimi anni è aumentato il numero dei soggetti che durante il sonno presentano lunghe pause di apnea con un respiro periodico simile a quello pre-agonico dell'ipertensione endocranica. Altra cosa caratteristica in questi soggetti è la cefalea al risveglio. La causa di questo disturbo sarebbe la liberazione allo stato gassoso della CO2 disciolta nel liquor del terzo ventricolo con la conseguente inibizione del respiro (effetto Pappenneimer). La cefalea al risveglio sarebbe dovuta all' edema cerebrale causato dalla diminuzione della ventilazione  durante il periodo del sonno. Questi fenomeni sarebbero favoriti dalla associazione di alcool e tranquillanti per via orale. Se la assunzione dei tranquillanti per via orale è elevata o avviene per via endovenosa potrebbe causare la morte per paralisi respiratoria. Nella seconda evenienza, quando la pressione sulle pareti laterali del terzo ventricolo diminuisce perché è diminuita la pressione nel parenchima cerebrale e nei ventricoli laterali, si crea una aspirazione sui forami di Monro che tende ad estrarre il liquor per convogliarlo ai ventricoli laterali. I forami  possono resistere alla aspirazione o aprirsi. Quando cede la tenuta delle valvole costituite dai forami, il liquor viene in parte aspirato nei ventricoli laterali. Ma la conseguente diminuzione della pressione all'interno del terzo ventricolo provoca la liberazione allo stato gassoso della CO2 disciolta in esso, che determina la inibizione della ventilazione (effetto Pappenneimer), ne consegue un aumento progressivo della pressione nel parenchima cerebrale che esercitandosi anche sulle pareti laterali del terzo ventricolo determina la diminuzione del diametro trasverso dello stesso come avviene nella seconda fase dell'ebbrezza alcolica. La anidride carbonica allo stato gassoso è il massimo coibente dei campi magnetici. Di conseguenza si verifica una pesante interferenza sul campo elettromagnetico del terzo ventricolo creato dal movimento delle cariche elettriche poste sulle sue pareti laterali durante la sua pulsazione (Cinquemani 1973). Questa perturbazione sarebbe anche responsabile dell'attacco di panico. E' intuitivo ritenere che, se la pressione venosa e liquorale è in partenza più bassa della norma, indicata dalla pressione endooculare sensibilmente più bassa di 17 mm. di mercurio, quando la componente emozionale fa aumentare la ventilazione, la liberazione dell'anidride carbonica allo stato gassoso nel 3° ventricolo avviene con maggiore facilità. Questo fatto spiega l'aumento delle crisi di panico nei soggetti curati con gli antidepressivi che abbassano la pressione liquorale. La proposta di questo modello potrebbe rendere comprensibile almeno in parte alcune delle funzioni del terzo ventricolo. Dopo queste premesse possiamo cercare la motivazione nel mondo animale e fra gli esseri umani, di alcuni comportamenti che hanno come finalismo, anche se inconscio, quello di diminuire la paura. Nelle popolazioni primitive vi è l'uso di esternare i dolori profondi causati dai lutti, con alte grida ed urli che possono durare giorni. Saremmo portati a considerare inutili queste manifestazioni che sono invece un rimedio contro l'ansia e le paure provocate dall'evento che le ha scatenate. In realtà con questo comportamento viene ottenuto il controllo dell'ansia aumentando la pressione liquorale del terzo ventricolo. Il gatto, come gli altri felini, soffia quando è impaurito e sta per difendersi da una aggressione. Con il suo comportamento aumenta la pressione intratoracica, nella cava superiore e di conseguenza aumenta anche la pressione liquorale all'interno del terzo ventricolo. Il gatto controlla così la paura  e aumenta la velocità dei suoi riflessi. L' urlo che precede l' attacco nei combattimenti ha anche  esso lo scopo di aumentare la pressione liquorale del terzo ventricolo, controllando la paura e aumentando la velocità dei riflessi. Molti atleti soffiano a ogni atto respiratorio nelle gare di corsa di breve durata ottenendo un miglioramento delle prestazioni. E' interessante che molti soggetti ansiosi abbiano scoperto la terapia degli strumenti a fiato. Essi hanno visto che suonando uno strumento a fiato diminuiscono gli attacchi di panico. Soffiando nello strumento viene aumentata la pressione intratoracica e di conseguenza viene esercitata una contropressione sulle pareti del terzo ventricolo che ostacola la comparsa degli attacchi di panico. Si otterrebbe lo stesso effetto semplicemente soffiando con forza quando si sente che sta per verificarsi l' attacco di panico. Il modello proposto può spiegare fra l'altro le crisi di panico che hanno alcuni viaggiatori in aereo. Diminuendo la pressione atmosferica andando in quota, vi è anche una diminuzione della pressione liquorale. I soggetti che soffrono di mal d'aria avrebbero una labilità dei forami di Monro, in alcuni casi favorita dai tranquillanti. In questi soggetti si ha una più facile apertura dei forami e quindi la espansione rapida del terzo ventricolo, causa dell'attacco di panico. Questo fenomeno è ancora più evidente nei soggetti idrocefalici che hanno in permanenza una marcata dilatazione dei forami di Monro. Se vengono trasportati in elicottero non pressurizzato, aumentando l' altitudine di poche centinaia di metri  questi pazienti presentano gravi disturbi del respiro: quando l' ascensione è molto rapida compare il respiro periodico dovuto ai fenomeni inibitori legati alla CO2 intraventricolare liberata allo stato gassoso (effetto Pappenneimer). Sembra esistere una stretta correlazione fra i valori della pressione liquorale all' interno del terzo ventricolo e gli impulsi  provenienti dalle zone circostanti le pareti  del quarto ventricolo che regolano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Il rapido abbassamento della pressione all'interno del terzo ventricolo che comunica con il quarto attraverso l'acquedotto di Silvio, lungo appena 3 cm, determina anche una diminuzione della pressione all' interno del quarto ventricolo. L' ipotensione liquorale del quarto ventricolo determinerebbe l' eccitazione del simpatico con la conseguente tachicardia, caratteristica dell'attacco di panico. L'aumento della pressione del quarto ventricolo trasmessa attraverso l'acquedotto di Silvio dal terzo ventricolo determina la bradicardia per la eccitazione del vago, come avviene per l'aumento della pressione endocranica dovuta a neoplasia o emorragia nel parenchima cerebrale (effetto Cushing). Fa parte del modello fisiologico proposto sul funzionamento del terzo ventricolo l'esistenza di pressocettori a ridosso della pareti del quarto ventricolo, sensibili alle variazioni della pressione liquorale all' interno del quarto ventricolo, trasmessa attraverso l' acquedotto di Silvio dal terzo ventricolo. Nella prima metà del XX secolo Giuseppe Ayala aveva dimostrato sperimentalmente che l'attività mentale dello studio provoca un aumento consistente e prolungato della pressione liquorale misurata al livello lombare. Vi è una stretta relazione fra il grado di attivazione della sostanza reticolare e la pressione all' interno del terzo ventricolo. L'intensità della pulsazione del terzo ventricolo, evidenziata dall' ecoencefalogramma, lo mostra chiaramente. Lo studio prolungato fatto con impegno per molte per al giorno aumenta la forza di volontà del soggetto perché lo allena a mantenere alta la pressione liquorale nel terzo ventricolo che è condizionata dalla tenuta dei forami di Monro. La vasopressina dovrebbe avere un ruolo preponderante sul tono dei forami di Monro, come lo ha sulle valvole venose e sullo sfintere vescicale. I farmaci che agiscono inibendo la vasopressina sono responsabili anche della diminuzione del tono dei forami di Monro e ne consegue l'impossibilità che il terzo ventricolo raggiunga la pressione ottimale per svolgere le attività ad esso connesse. Il soggetto intossicato da psicofarmaci presenta una progressiva difficoltà a raggiungere le pressioni di esercizio nel suo terzo ventricolo. Ma la cosa che caratterizza questa sua debolezza è l'impossibilità di mantenere per un tempo sufficientemente prolungato la pressione d'esercizio nel suo terzo ventricolo per svolgere attività come lo studio.  Le azioni più semplici che sono in ogni caso legate con l'attivazione della sostanza reticolare sono realmente per il soggetto difficoltà immense, questo avviene nelle gravi depressioni psichiche.

N.B . Abbiamo voluto inserire questi studi del Prof. Nicolo Cinquemani per tutti coloro che si trovano a lavorare sui ventricoli cerebrali. Sono conoscenze importanti da tenere in considerazione per avere un contatto delicato, rispettoso e sempre più biodinamico utilizzando il lavoro craniosacrale.

 

 

Il Tatto

Il contatto nella terapia craniosacrale



Lavoro di diploma di
B.Varini.


Il contatto nella terapia craniosacrale

“…I began this by simply putting my hands on various segments of the patient's bodies
that related to their complaints, and I learned to listen, listen, listen to the tissues within…”
Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin E. Becker


Sommario

Introduzione

I diversi livelli di palpazione

Il senso del tatto
Sensori a livello epidermico
Sensori a livello del derma
Visione d'insieme per i sensori del tatto
I sensori propriocettori
Utilizzazione dei propriocettori nella pratica craniosacrale
La percezione sensomotoria
La sensazione veridica
Sentire
Implicazioni nella pratica craniosacrale
Il livello quantico
Conclusione
Bibliografia

Il contatto nella terapia craniosacrale

Introduzione
Quali parti anatomiche del nostro corpo entrano in gioco durante una sessione di
craniosacrale? Quali sono i processi che ci permettono di percepire il contatto con il
paziente? In che misura ciò che sentiamo è vero?
Ecco alcune domande che mi sono posto ed a cui ho cercato di rispondere in questa
ricerca utilizzando come filo conduttore un testo tratto dal libro di E. Becker “Life in Motion:
The Osteopathic Vision of Rollin”. In esso Becker descrive succintamente quattro livelli di
palpazione utilizzati nella terapia craniosacrale. Partiremo dal livello più fisico, il tatto, ed
arriveremo ad un livello meno concreto ma non meno reale, per il quale sono sicuramente
rilevanti l'intuizione e l'esperienza.
Per questa ricerca ho avuto la fortuna di trovare, almeno per i primi livelli, molto materiale.
Si è dunque trattato di ordinare e selezionare le parti utilizzabili in modo che potessero
entrare nelle categorie descritte da Becker.

Ho poi condito il tutto con le mie analisi e considerazioni personali.
Infine, per chi non l'avesse riconosciuto, il disegno della prima pagina, rappresenta
l'homunculus, raffigurazione dell'importanza delle aree riservate ai sensi nel nostro
cervello, in funzione delle parti del nostro corpo. Se non vi fosse già balzato agli occhi,
guardate la dimensione delle mani.

Diversi livelli di palpazione
Nel suo libro “Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin” E. Becker suddivide così i
vari livelli del contatto nell'ambito del lavoro craniosacrale:
1. Il tatto
2. I sensori propriocettori
3. La percezione sensomotoria
4. Il livello quantico


Il senso del tatto
“Il primo livello è quello di un contatto superficiale. Si ha giusto una presa casuale di
qualcosa. Non stiamo ascoltando ma stiamo semplicemente registrando che stiamo
toccando qualcosa. Con questo contatto stiamo utilizzando unicamente i sensori del tatto
nelle nostre dita e nelle nostre mani.” E. Becker
Questa prima descrizione di Becker sembra riferirsi ad un'azione priva di importanza,
probabilmente descritta in questo modo per non enfatizzare le sensazioni tattili, che si
percepiscono al contatto con il paziente. In realtà, per poter percepire la sensazione del
tatto, il nostro corpo fa capo ad una grande quantità e diversità di sensori cutanei (Figura
1).


Sensori a livello epidermico:
L'epidermide è uno strato cellulare di elementi epiteliali derivato dall'ectoderma
embrionale. A partire dalla diciassettesima settimana di gestazione, l'epidermide dell'embrione ha già tutte le caratteristiche essenziali di quella dell'adulto.

È l'epidermide che ci separa e ci protegge dal mondo fisico esterno.
La parte più esterna dell'epidermide è lo strato corneo composto da cellule
robuste spinte verso l' esterno dal processo rigenerativo del tessuto.

Col tempo, si parla di giorni, queste cellule invecchiano, muoiono e vengono
sostituite da cellule più giovani. Questo strato molto sottile costituisce
il mezzo tattile vero e proprio, dato cheè dalle sue caratteristiche meccaniche
che dipende la distribuzione delle tensioni nelle zone sensibili sottostanti.
Un' epidermide dura coincide con zone meno sensibili, non è però vero il
contrario.
Una buona trasmissione dello stimolo tattile dipende dalla elasticità dello strato corneo; infatti, se è sufficientemente elastico, esso segue con precisione i risalti dell' oggetto toccato trasmettendo ai tessuti sottostanti un'informazione non distorta da rigidezze.
Immediatamente sotto lo strato corneo c'è un tessuto più spesso e dalla forma più
irregolare, con delle estroflessioni che coincidono, con ampiezze maggiori, ai solchi delle
impronte digitali delle dita e con le irregolarità osservabili sulla pelle. Queste estroflessioni
rivestono un'importanza particolare nella sensazione per la loro natura e morfologia.

Si muovono insieme ai risalti dell' epidermide trasmettendo, amplificati, gli spostamenti dovuti alle azioni sullo strato corneo. Sulle creste delle estroflessioni della cute si trovano:
i dischi di Merkel , sono i più semplici sensori di tatto. Un singolo assone è utilizzato da circa un centinaio di dischi di Merkel. Solo l'eccitazione contemporanea di più sensori adiacenti viene trasmessa come segnale al midollo spinale. Ce ne sono circa 100
per mm2. Costituiscono il 25% dei recettori tattili nelle mani. Sono particolarmente
concentrati nei polpastrelli delle dita.


Funzione : sono responsabili nella mediazione della sensibilità
tattile discriminata: il funzionamento simultaneo di questi sensori
permette di riconoscere come distinti due punti ad una distanza di
0.5mm. Questi sensori sono particolarmente adatti a rappresentare
le superfici o la forma degli oggetti. Permettono inoltre di percepire
la curvatura degli oggetti toccati in modo molto preciso. Questa
sensibilità è indipendente dalla forza e dall'area di contatto. Sono
inoltre sensibili alla misurazione della pressione ed al rilevamento
delle vibrazioni di frequenze tra 0.3 e 3 Hz.

Tra le estroflessioni sono alloggiati :
i corpuscoli tattili di Meissner , sono di piccole dimensioni (80x30micron) di
forma ovale e sono composti da una decina di cellule avvolte attorno ad una fibra nervosa afferente. La stessa fibra nervosa è condivisa da più corpuscoli. Sono specialmente numerosi nelle aree di cute prive di peli come i capezzoli, le labbra e le estremità
delle dita. Nelle mani sono circa 150 per mm2 e costituiscono il 43% dei sensori tattili presenti. È da notare l'assenza di questi sensori in zone sensibilissime al contatto, come la lingua o le labbra. Questo per evidenziare come non sia possibile limitare la
sensazione del contatto ad un solo tipo di sensore.


Funzione : non reagiscono a pressioni persistenti ma a variazioni di
pressione: quanto più rapidamente varia la pressione, tanto più è
intenso il segnale inviato alla fibra nervosa. Sono sensibili a
vibrazioni di bassa frequenza tra i 3 ed i 40Hz. Rilevano
velocemente il contatto e non si saturano.


Le terminazioni libere sono distribuite in tutto il corpo e nelle viscere profonde. Il cervello è l'unico tessuto privo di queste terminazioni libere. Permeano praticamente tutto lo spessore sotto lo strato cutaneo con “isole” sensorie piccolissime: da 0.5 a 2.5 µm.
Analogamente ai corpuscoli di Meissner le terminazioni libere sono disposte perpendicolarmente alla superficie cutanea.

Funzione : sono principalmente dei recettori del dolore, ma forniscono anche sensazioni
come il prurito, il solletico, il tatto, il movimento, la distensione meccanica ed il senso di
freddo e caldo.


Sensori a livello del derma

Subito sotto l' epidermide si trova lo strato formato da tessuto connettivo a struttura
intrecciata detto derma. In questo spessore si trovano svariate terminazioni come le
ghiandole sudoripare, i bulbi piliferi e:

i corpuscoli di Ruffini che sono oggetti fusiformi e non hanno una precisa
localizzazione. Ammontano a circa il 19% del totale dei recettori sulle mani. Essi sono ammassi cellulari appiattiti circondati da un rivestimento connettivale, contengono
un fitto groviglio di fibre nervose afferenti dotate di numerose giunzioni. Assomigliano ai sensori muscolotendinei di Golgi, con i quali hanno anche in comune la
funzione principale: la misurazione della tensione nel tessuto.


Funzione : sono i principali responsabili della percezione della direzione del moto. Sono
recettori lenti e sensibili alla pressione ed allo stiramento della pelle stessa. Una
specializzazione di questi sensori è la trasmissione di un'immagine della forma della mano
e della posizione dei suoi giunti basata sulla particolare configurazione di stiramenti della
pelle in varie zone della stessa, generando degli stiramenti della pelle in zone particolari
della mano è possibile creare un'illusione di flessione delle dita del tutto simile alla
sensazione che genererebbero i recettori propriocettori. A questi sensori è riconducibile, in
collaborazione con le terminazioni libere, la rilevazione del calore.


I corpuscoli di Pacini hanno una bassa densità rispetto agli altri tipi di recettori cutanei, se ne possono trovare circa 350 in ogni dito e 800 nel palmo della mano.
Costituiscono il 13% dei recettori nella pelle delle mani. Sono oggetti di grosse dimensioni,
da 1 a 4 mm, incapsulati in una guaina di tessuto connettivo. Hanno una struttura a cipolla costituita da 70 strati che racchiudono una singola terminazione nervosa sensibile a
deformazioni dell'ordine di nanometri. I numerosi strati funzionano come filtri meccanici atti
a proteggere dalle ampie deformazioni il recettore estremamente sensibile, questo grazie anche al fluido contenuto tra di essi.

Nel lavoro ordinario ci causiamo spesso questo tipo di deformazione.


Funzione : sebbene molto profondi, sono sensori veloci. Rilevano accelerazioni e vibrazioni nel campo delle “alte” frequenze (circa 250Hz), sono legati alla sensazione del tocco leggero e risultano inerti a pressioni stabili. Hanno una rilevazione spaziale praticamente nulla. Possono percepire eventi vibratori che avvengono in locazioni che non sono a diretto contatto con la mano, ma che vi giungono attraverso un mezzo che si sta maneggiando (ad esempio un bastone che viene trascinato su una superficie ruvida).

Visione d'insieme dei sensori del tatto
Un tipo di sensore da solo non riesce a fornire delle sensazioni complete ma invia semplici
segnali con poco significato. È piuttosto l'insieme dei sensori che ci permette di avere una percezione tattile completa:
i dischi di Merkel consentono una migliore risoluzione spaziale rispetto ai corpuscoli di
Meissner. Questi però reagiscono più rapidamente ai cambiamenti rispetto ai primi. Questi due sensori sono dunque complementari e questo anche nella percezione delle frequenze di vibrazione. I corpuscoli di Pacini sono sensibili a stimoli transitori e vibratori ad alta frequenza mentre i corpuscoli di Ruffini hanno una sensibilità molto debole della
risoluzione spaziale ma sono sensibilissimi allo stiramento della pelle.
L'insieme di questi corpuscoli è un sistema di rilevazione capace di dare ai polpastrelli delle
risoluzioni che vanno al di sotto del millimetro e delle sensibilità alle basse frequenze: tra i 2 ed i 64Hz.

Man mano che si procede dai polpastrelli verso il palmo, la concentrazione di questi sensori si riduce ma resta in numero tale da consentire un sufficiente riconoscimento delle forme al solo contatto (vale a dire staticamente, senza movimento relativo fra l'oggetto e la pelle).
E ancora è l'insieme dei sensori presenti nell'epidermide che è responsabile della nostra
capacità di apprezzare la rugosità delle superfici.


I sensori propriocettori
“Il prossimo livello di contatto si sviluppa lavorando attraverso le fibre propriocettive del
flessore lungo del pollice e del flessore del dito profondo che sono i muscoli
nell'avambraccio che controllano il movimento delle dita e del pollice. Possiamo prendere
la presa di un meccanismo con un contatto superficiale e poi contrarre leggermente i
muscoli, immediatamente diventiamo coscienti in una maniera completamente differente
del fatto che stiamo sentendo un oggetto.” E. Becker


I propriocettori sono dei recettori viscerali (intercettori) che si trovano nei muscoli
scheletrici, nelle capsule articolari e nei tendini. Forniscono informazioni relative ai
movimenti del corpo, all'orientamento nello spazio ed alla tensione dei muscoli.

La stimolazione di due tipi di propriocettori denominati recettori tonici e recettori fasici, ci
consente di apprezzare l'orientamento del nostro corpo nello spazio e ci fornisce
informazioni sulla posizione specifica di parti del corpo, sia in punto ferma (tonici) od in
movimento (fasici). Il tipo di sensori propriocettori sono meno numerosi rispetto a quelli del
tatto. Se ne contano in effetti di tre tipi.


I recettori tendinei “del Golgi”: sono localizzati nel punto di giunzione tra il
tessuto muscolare ed il tendine.


Funzione : agiscono in senso contrario ai fusi neuromuscolari.
Vengono stimolati da contrazioni eccessive dei muscoli e, quando vengono
attivati, sollecitano il muscolo a rilasciarsi. Proteggono i muscoli da eventuali lacerazioni interne o dallo strappo dei tendini nei punti di attacco all'osso a causa dell'eccessiva
forza di contrazione.

I fusi neuromuscolari sono costituiti da un raggruppamento di circa 5-10 fibbre muscolari modificate denominate fibre intrafusali, circondate da una capsula connettiva molto delicata. Sono disposti longitudinalmente, parallelamente alle normali fibre del muscolo. L'area centrale del fuso è avvolta da due tipi di fibre nervose sensitive: una a conduzione rapida e l'altra più lenta.


Funzione : Quando il muscolo si allunga, i fusi sono sottoposti a distensione e inviano
impulsi afferenti al midollo spinale e attraverso di esso al cervello fornendo un
meccanismo atto a monitorare il cambiamento di lunghezza del muscolo. I fusi neuromuscolari vengono stimolati se la loro lunghezza eccede un certo limite. Il risultato di
questa stimolazione è il riflesso di stiramento che provoca il raccorciamento del muscolo o
del gruppo muscolare, concorrendo a mantenere la postura o il posizionamento del corpo
o di una delle sue estremità in modo che possano fare opposizione alla forza di gravità.
Questi recettori non producono alcuna sensazione come dolore o altro.

Recettori sensibili alle deformazioni delle cuffie articolari che ricavano misure
angolari con una risoluzione di circa 2 gradi.


Utilizzazione dei propriocettori nella pratica craniosacrale
Normalmente, i sensori propriocettori sono utilizzati in modo attivo, mentre i sensori del
tatto funzionano in modo passivo. Il modo attivo è quello che ci fa muovere la mano per
determinare la forma di un oggetto al buio. Mentre il modo passivo è semplicemente la
registrazione dei sensi senza movimento. In questa ultima modalità però, se non ci sono
modifiche dello stimolo, questo non viene più percepito.
Nell'ambito craniosacrale, si utilizzano i propriocettori, in modo attivo indiretto: le nostre
dita ed articolazioni si adeguano infatti al movimento del corpo del paziente. Grazie all'alta
sensibilità dei propriocettori riusciamo a percepire in questo modo dei movimenti sottili.
Questo non sarebbe possibile se dovessimo affidarci ai soli sensori del tatto.

La sensibilità alla percezione di questi micromovimenti si sviluppa con la pratica.
La leggerezza del tocco nella terapia craniosacrale è fondamentale. Si stima che sono
meno di 5 grammi di pressione che vengono utilizzati nell'atto palpatorio. Ciò corrisponde al
contatto di una farfalla su una foglia. “Un contatto leggero invita l'anima a risalire alla
superficie per incontrare le dita che toccano”.

La percezione sensomotoria

“Una volta che siamo entrati in contatto ed abbiamo ingaggiato le nostre fibre
propriocettive, ascoltare diventa prendere posto in questo corpo fisiologico ed attiva le
aree sensitive del nostro cervello. Tutto ciò suona stupido, ma come parlare di qualcosa di cui non si può discutere? Pensiamo dall'alto, sentiamo dall'alto. Sentire da sopra mantiene l'ascolto con la fisiologia del corpo. È come un trucco, ma finalmente scopriremo che invece di sentir capitare le cose nelle nostre braccia, registriamo anche queste informazioni nell'area sensomotrice. Possiamo ascoltare ed immagazzinare il materiale che il corpo cerca di insegnarci verso le aree sensoriali e motrici
del nostro cervello. Chiamo questo livello di palpazione, sensomotorio. Una parte del solco centrale è sensoriale, l'altra è motoria, così discutono il problema che stiamo sentendo di sotto. Essere capaci di sentire dall'area sensomotoria è solo un altro strumento, non è uno scopo da raggiungere.” E. Becker

Sia per i sensori del tatto sia per i propriocettori, la semplice registrazione delle sensazioni
non è sufficiente. Queste devono in seguito essere trasmesse al cervello attraverso le fibre sensitive somatiche.

Queste fibre portano informazioni dai recettori contenuti in parti specifiche del corpo verso le regioni specifiche dell'area della sensibilità somatica.

In altre parole, la corteccia contiene una specie di “mappa sensitiva del corpo”.

Le aree della mano, essendo più sensibili, hanno, in proporzione, un numero più grande di recettori sensoriali, per cui nella corteccia la loro mappa sensitiva risulta più grande.
Queste informazioni raggiungono anche altre aree sensitive di associazione, come pure
altre parti del cervello. In queste sedi le informazioni sensitive vengono confrontate e
valutate facendo capo alle funzioni d'integrazione della corteccia cerebrale.
Oggigiorno le funzioni d'integrazione della corteccia cerebrale non sono ancora molto ben
conosciute. Con questo termine ci si riferisce a tutto un complesso di eventi che hanno
gli impulsi sensitivi e li elabora. Le funzioni d'integrazione del cervello comprendono la
coscienza e le attività mentali di tutti i tipi.
Sono loro che, tra l'altro, interpretano le informazioni ricevute dai sensori, e ci
permettono di creare un modello del mondo esterno.

La sensazione veridica

Ci si può fare un'idea della complessità dei meccanismi implicati nella nostra percezione
della realtà se si considerano due aspetti relativi alla percezione degli stimoli ambientali:
il tempo : la nostra attenzione non è costante.
Per esempio abbiamo difficoltà nel rilevare le sensazioni statiche. Questo è dato dal fatto
che tutti i nostri sensi sono fatti per funzionare in un mondo in movimento: non riusciamo a scorgere un animale in lontananza se questo non si muove oppure non avveriamo la
presenza dell' orologio al polso ma una mosca che si posa su una mano l'avvertiamo
immediatamente perché il nostro sistema è sensibile alle variazioni. Un contatto fisso e
immobile non merita la nostra attenzione se non all'inizio.
Ciò è probabilmente dovuto ad una strategia di adattamento che ci permette di ignorare un segnale fino ad una certa soglia oppure ci permette di fissare la nostra attenzione su
degli stimoli molto deboli. Con il dolore la soglia di percezione ha un andamento
esponenziale relativo all' intensità del segnale.
Ciò ci permette di ignorare “coscientemente” degli stimoli dolorosi di lieve entità se stiamo
eseguendo un lavoro di una certa importanza ma ci fa reagire se il dolore cresce troppo per evitare possibili danni.

Fattori di ordine psicologico : è un altro importante aspetto nel processo di
interpretazione degli stimoli. Pensiamo ad esempio alle situazioni di silenzio in cui
sentiamo dei ronzii o rumori vaghi. In assenza di problemi patologici, è facile incorrere in
quelli che si possono definire “falsi allarmi”, cioè il riconoscere come segnale quello che
invece è un “rumore di fondo” che potrebbe essere originato da una scarica neuronale nel
sistema nervoso. Questi sono eventi debolissimi ma mai del tutto assenti nel nostro
cervello. In questo caso possiamo adottare due comportamenti: o ignoriamo lo stimolo
alzando la soglia di “accettabilità” oppure consideriamo tutti gli stimoli che si presentano.
Alcuni di noi hanno l'impressione di sentire tanti stimoli mentre altri ignorano i piccoli
stimoli considerandoli inesistenti. Il nostro cervello utilizza dunque dei filtri che applica alle
sensazioni riportate dai nostri sensori corporali.

Ciò ci conduce alla nozione di selettività della nostra percezione il cui scopo è quello di
ottimizzare l'utilizzo delle nostre risorse. Il nostro sistema tende a ricostruire situazioni già
vissute sulla base dell' esperienza. Ciò richiede meno risorse rispetto all'analisi continua di
tutto quello che ci sta intorno. Ma questo può portare a degli errori, come nelle illusioni
ottiche o il loro equivalente tattile: vediamo e rileviamo quello che ci aspettiamo che sia e non quello che realmente è.

La nostra percezione del mondo, inoltre, viene filtrata dagli schemi prodotti dalla nostra
educazione, dalle nostre esperienze vissute e dal nostro umore presente. Questi fattori ci
separano ulteriormente dalla realtà e ciò crea tra noi ed essa come una nebbia. È come se
davanti all'obbiettivo di un apparecchio fotografico avessimo posto troppi filtri e la visione
finale del soggetto non ci risultasse più in modo chiaro. Si inserisce qui il tema della
visione chiara ricercata nella meditazione vipassana della tradizione buddista Theravasa : “La meditazione vipassana (…) non comporta nessuna tecnica, l'oggetto può essere
qualunque cosa evidente e distinta in un momento preciso. È sufficiente per il praticante
essere attento a tutte le cose che appaiono nel campo della sua coscienza o che lo
attraversano e di vederle come sono senza volerle né analizzare né concettualizzare.
Questo esige della recettività, della alacrità e della chiarezza di spirito.

Non si tratta di escludere o dominare qualcosa, od il fissarsi su qualunque cosa. Tutto è accolto nel movimento costante di un'attenzione semplice, chiara e nuda.
Infine, per evidenziare ulteriormente la relatività e la complessità del nostro percepire,
vorrei ancora citare il fenomeno della sinestesia che consiste nella possibilità da parte del
cervello di mescolare le sensazioni che provengono da due o più organi di senso diversi.
Per un musicista ciò può significare il sentire la musica con le orecchie, gli occhi e anche
con la lingua. È noto ad esempio il caso di Litzt, che associava ad ogni nota un colore.

Sentire esperienza sensoriale è un' interazione complessa del nostro corpo con l''ambiente:
mettiamoci nella situazione di guidare un veicolo.

Se conosciamo bene il nostro mezzo, lo sentiremo muoversi nelle curve esattamente come ce l'aspettiamo, sapremo quanto possiamo frenare forte o quanto possiamo sterzare bruscamente senza perdere il controllo. Niki Lauda, nel suo scarno italiano, sosteneva che un buon pilota guida la sua automobile con il suo posteriore: è il sedile che ci trasmette ciò che sta facendo l' automobile sotto di noi.

In questi processi il cervelletto svolge una funzione di coordinazione. Gli impulsi delle aree di controllo motorio della corteccia cerebrale viaggiano verso i muscoli scheletrici e contemporaneamente verso il cervelletto. Il cervelletto, che riceve anche informazioni sensitive dai recettori dell'apparato locomotore, confronta il movimento intenzionale col movimento attuale. Invia poi, sia alla corteccia cerebrale sia al tessuto muscolare gli impulsi necessari per la coordinazione di movimenti armonici, senza scosse o tremori.
Il cervelletto stabilisce gli schemi motori del movimento rapido e mantiene l'equilibrio. Il tronco cerebrale permette la coordinazione dei movimenti lenti.


Implicazioni nella pratica craniosacrale
Durante le nostre prime esperienze di terapisti craniosacrali siamo entrati in contatto con
sensazioni non usuali. All'inizio abbiamo sicuramente dubitato delle nostre esperienze.

Però, praticando costantemente, abbiamo consolidato il nostro bagaglio esperienziale, arrivando a considerare normale quello che per un terapeuta classico non è.
Solitamente scartiamo le sensazioni che crediamo non debbano esistere ma consideriamo solo gli stimoli che immaginiamo debbano esistere. In effetti se dovessimo dare importanza ai segnali discordanti dall' esperienza quotidiana ciò ci richiederebbe delle conferme laboriose. Immaginiamoci il nostro comportamento nel vedere un' UFO e di quante verifiche necessiteremmo prima di
poterci credere! Questo fenomeno porta il nome di selettività.


Un buon metodo per sviluppare le nostre percezioni nell'ambito craniosacrale è dunque,
parafrasando la citazione di Becker, scritta sulla seconda pagina di questo lavoro,
“praticare, praticare, praticare” in un ambiente favorevole che ci possa confermare, o no, quello che avvertiamo.

Ciò è importante per costruire quel bagaglio di esperienze e sensazioni che io chiamo “la
nostra biblioteca sensoriale”. Questa biblioteca ha sede in parte nel cervello, in parte
probabilmente nel cervelletto. Ho scritto “probabilmente” perché le funzioni di questo
organo non sono ancora state chiarite completamente, ma alcuni neurologi pensano che,
oltre alle funzioni di organo motorio responsabile della rifinitura dei movimenti volontari e
del coordinamento dei muscoli per il mantenimento della posizione eretta, il cervelletto,
con i suoi moltissimi neuroni, è anche una gigantesca memoria nella quale vengono
collegati “per associazione” pezzi di movimenti muscolari, sensazioni varie, stimoli nocivi
ed altre funzioni non ancora note .

Il livello quantico
“Ora prendiamo questi tre strati di abilità palpatorie, superficiale, propriocettiva e
sensomotoria, ed avanziamo un passo più lontano. Sapendo che questi tre strumenti
lavorano in ogni caso, ascoltiamo, ascoltiamo, ascoltiamo. Stiamo facendo un grande
passo accettando che ogni cosa può accadere non sapendo perché. Questo è sentire nel
significato a livello quantico; è sviluppare l'abilità che non possiamo definire ma possiamo
essere sicuri che funziona. Il contatto superficiale ci dà uno strato di informazione
proveniente dal corpo fisiologico; aggiungendo i propriocettori, aggiungiamo uno strato più profondo di informazione, aggiungendo il sensomotorio approfondiamo ulteriormente il
livello di informazione. In seguito possiamo accantonare in blocco questi strati e dire “Io
sto Ascoltando”, con una “A” maiuscola, ed entrare così in un livello quantico. Non posso
spiegarlo, ma posso ottenere più informazioni a questo livello quantico che negli altri tre
combinati.” E. Becker


La parola evidenziata in questo testo è Ascoltare, con la A maiuscola come Becker stesso
sottolinea. È un concetto che ritroviamo con diverse sfaccettature nei testi di
craniosacrale: Sills ad esempio ci dice: “il terapeuta deve essere capace di mettersi in contatto con il paziente ed incontrarlo dov'è, non dove vorrebbe che fosse” .

Kern, invece lo evidenzia descrivendo l'importanza della neutralità del terapeuta “ Il tipo di stato mentale che si adatta meglio di tutti alla palpazione craniosacrale viene talvolta chiamato neutralità del terapeuta". (…).

Non è sicuramente sempre facile applicarlo, poiché tutti noi possiamo essere di cattivo umore a causa dei nostri giudizi, dei nostri bisogni emotivi e delle nostre aspettative e, il Dr. John Upledger: “noi terapisti dovremmo sempre ricordare l'incredibile potere che i nostri obiettivi, i nostri atteggiamenti mentali e le nostre aspettative hanno sul paziente e la loro reazione al trattamento” .


Anche se la terapia craniosacrale biodinamica mette l'accento sull'ascoltare e non
sull'agire, Kern ci rende attenti che “durante il trattamento, le mani del terapeuta possono
aver bisogno di rispecchiare lo schema specifico che i tessuti posseggono prima di essere
pronti a risolvere la loro inerzia. Se non si effettua una diagnosi precisa, allora il
trattamento può diventare un evento ‘casuale” .

Non è dunque un semplice ascoltare, ma un ascoltare in modo cosciente conoscendo l'anatomia per interpretare i messaggi che il corpo ci trasmette. Ogni parte del nostro corpo come le ossa, i muscoli, le fasce, i nervi, ecc. ha il suo linguaggio specifico che deve essere interpretato per poterne capire le informazioni.

Conoscendo la storia del paziente ed i traumi da lui subiti, si può ottenere un
trattamento più efficace.

Come possiamo Ascoltare? I testi riportati sopra ci mostrano come il nostro atteggiamento
interiore sia importante. Il terapeuta deve essere in uno stato di concentrazione interiore
raggiungendo il suo punto neutro. Per aiutarci a trovare questa condizione possiamo
focalizzarci sui nostri fulcri interiori.

Conclusione

Come percepiamo la realtà che ci circonda?
Nei paragrafi precedenti abbiamo potuto leggere come i segnali tattili siano dapprima
captati dai sensori presenti nell'epidermide poi, passando attraverso i nervi, arrivano al
cervello ed al cervelletto per essere analizzati e memorizzati. Ad ogni cambiamento di
mezzo di trasmissione l'informazione viene deformata, questa è una legge fisica.

La frase buddista “la realtà non è che un'illusione”, assume in questo contesto un senso concreto.

Ma le deformazioni più importanti della nostra percezione avvengono nel nostro cervello. Qui, a seconda della nostra educazione, del nostro vissuto e del nostro stato presente, possiamo avere una percezione differente della realtà.


È interessante come questa conoscenza fosse già nota ai monaci buddisti più di duemila
anni fa: un concentrato dell'insegnamento della meditazione vipassana nella tradizione
buddista Theravada può essere che l'uomo deve imparare a vedere le cose così come
sono realmente.

Ed è anche quello che, in maniera differente, ci dicono Sills, Becker, Kern e Upledger .
Ma come possiamo arrivare a questo stato mentale?
La via indicata dagli insegnanti del craniosacrale è l'utilizzazione dei nostri fulcri restando
coscienti dello stato presente e applicando il metodo di Becker: “ascoltare, ascoltare,
ascoltare”.

Bibliografia
° Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin E. Becker
° Craniosacrale: la saggezza nel corpo, Michael Kern
° Analisi e progettazione di un attuatore tattile per applicazioni di realtà virtuale,
Ricchetti Remo
° Validazione di un modello computazionale per la percezione tattile mediante
studio agli elementi finiti, Marisa Pica
° Terapia craniosacrale. John E. Upledger, Jon D. Vredevoogd
° Certificat d'aptitude à l'Enseignement général pour Aveugles et Déficient Visuel»
xavier.claudet.free.fr
° Anatomia e fisiologia di Gary A. Thibodeau
° Your Inner Physician and You, Dr John Upledger
° Craniosacral Biodinamics, Sills
° Collects Papers, Frymann
° http://ulisse.sissa.it/SingleQuestionAnswerProfile.jsp?questionCod=74711094,
intervento di Valentino Braitenberg, Laboratorio di Scienze Cognitive dell'Università
di Trento
° La via del non attaccamento, Dhiravamsa

Sommario.

Introduzione
I diversi livelli di palpazione
Il senso del tatto
Sensori a livello epidermico:
Sensori a livello del derma
Visione d'insieme per i sensori del tatto
I sensori propriocettori
Utilizzazione dei propriocettori nella pratica craniosacrale
. La percezione sensomotoria
La sensazione veridica
Sentire
Implicazioni nella pratica craniosacrale
Il livello quantico
Conclusione
Bibliografia