Centro di terapie l'Incontro Scuola di formazione Craniosacrale Biodinamico

Istituto di Ricerche Evolutive

Scuola di Craniosacrale Biodinamico

 

 

Il rapporto tra Ossidazione e Riduzione del Liquor,

le sue implicazioni sia a livello metabolico che psicologico

 

Per OSSIDAZIONE si intende il processo attraverso il quale avviene la perdita di un elettrone.
Esso è legato alla fase catabolica del metabolismo in cui vi è la combustione di sostanze, tipo grassi o carboidrati,  per  liberare energia, poi immagazzinata nella formazione di molecole di ATP.

Per RIDUZIONE si intende invece il processo attraverso il quale avviene l’acquisizione di un elettrone.
Esso è legato alla fase anabolica del metabolismo, in cui vi è la conservazione di energia grazie alla formazione di grassi e carboidrati.


Il metabolismo esprime quindi gli opposti primari sotto forma di ossidazione (catabolismo) e di riduzione (anabolismo).
Il rapporto fra ossidazione e riduzione con prevalenza dell’una o dell’altra nelle varie fasi, fornisce l’ambiente appropriato per l’attività enzimatica. Infatti ci sono enzimi la cui attività è facilitata in ambiente ossidativo, e inibita in ambiente riduttivo (ad esempio gli enzimi che disgregano il glicogeno in glucosio ), e viceversa.

La flessione/inalazione rappresenta lo stato ossidativo del movimento cranio sacrale (catabolismo), ed è una fase energetica caratterizzata da un ricaricamento positivo all’interno del cranio, con un incremento di produzione di ioni positivi.

La estensione/esalazione è invece una fase energetica di ricaricamento negativo del cranio con incremento della produzione di ioni negativi, ed è chiamato stato riduttivo del movimento cranio sacrale ( o fase anabolica).

La fase di flessione/ inalazione/ ossidazione è caratterizzata quindi da:
° catabolismo metabolico
° dispendio di energia
°prevalenza del sistema nervoso simpatico
° incremento delle funzioni della parte sinistra del cervello
° incremento della respirazione toracica
° ipertono fisiologico di base che corrisponde all’eccitazione psicologica e all’ipertonicità dei muscoli scheletrici.

La fase di estensione/ esalazione/ riduzione è caratterizzata invece da :
° anabolismo metabolico
° conservazione di energia
° prevalenza del parasimpatico
° incremento delle funzioni della parte destra del cervello
° diminuzione della respirazione toracica
° stato fisiologico ipotonico che sostiene la depressione psicologica e l’ipotonicità dei muscoli scheletrici.

Il tono scheletrico involontario di fondo è controllato dal tronco cerebrale dove si generano la maggior parte dei ritmi biologici (respiratorio e cardiaco per esempio).
Il fluido cerebro spinale contiene ioni, molecole semplici ( H2CO2, glucosio ecc.) e una varietà di macromolecole biologiche attive che funzionano non solo come messaggeri endocrini, ma agiscono anche da neurotrasmettitori e neuromodulatori all’interno del fluido cerebro spinale.
Si può ipotizzare che esistano dei meccanismi che limitano l’azione di queste molecole nel momento in cui passano attraverso la barriera ematoencefalica, provenendo dalla circolazione sanguigna.
Il significato fisiologico di queste molecole è però ancora sconosciuto.
Ma può indicarci che il fluido cerebro spinale agisca anche da liquido mediatore per la comunicazione biologica.
Un esempio che potrebbe aprire una finestra sulla funzione di queste molecole è quello dell’INSULINA.
L’insulina plasmatica è normalmente prodotta dal pancreas e trasportata poi all’interno del sangue periferico a tutti i tessuti. Qui svolge la classica azione di un ormone: si unisce ai tessuti periferici
sensibili all’azione dell’insulina, quali il tessuto adiposo e quello muscolare.
Subito dopo essersi legata alle cellule di questi tessuti, è in grado di facilitare l’ingresso nelle cellule di glucosio affinché avvenga o la sua combustione o la sua conservazione.

Troviamo però l’insulina anche nel fluido cerebro spinale e non sembra essere un prodotto del sistema nervoso centrale.
Sembra infatti che l’insulina plasmatica sia secreta, insieme al fluido cerebro spinale, dai plessi corioidei e per questo viene definita insulina del fluido cerebro spinale.
Poiché i tessuti cerebrali non richiedono insulina per facilitare l’entrata del glucosio all’interno dei neuroni, è probabile che a questo livello essa abbia un’altra funzione, cioè quella di modulare la funzione neurologica.
L’insulina è stata trovata sia nei fluidi extracellulari cerebrali che su vari recettori dei tessuti che circondano il sistema dei ventricoli, ad esempio l’ipotalamo.
In questo modo l’insulina regolerebbe non solo il metabolismo periferico, ma agirebbe anche come neuromodulatore con la capacità di controllare l’attività del sistema nervoso centrale.
Ciò permette a cervello, corpo e mente di rispondere come un insieme armonico ad un unico neuromodulatore.
Il legame dei neuromodulatori con i recettori tessutali viene facilitato o inibito tramite le qualità elettromagnetiche del sistema cranio sacrale, legate alla capacità del fluido cerebro spinale di ricevere e trasportare energia elettromagnetica ( in altre parole alla qualità della sua potenza).
Tramite questa sua capacità il fluido cerebro spinale può quindi produrre mutamenti strutturali nei recettori e quindi facilitare o inibire questi legami.
Infatti i tessuti biologici possono modificare la propria forma e struttura in risposta a stimoli elettrici e modificare il proprio stato elettrico in risposta a stimoli meccanici. L’attività del sistema cranio sacrale fornisce tutti e due questi stimoli.

Guardando quindi il sistema craniosacrale nel suo complesso, con la dinamica ondulatoria del fluido cerebro spinale, i cambiamenti di tensione delle membrane meningee e il rapporto tra ossidazione e riduzione con il relativo cambiamento della concentrazione di ioni + e di ioni-, possiamo considerare che tutto ciò ha una profonda influenza sui neuromodulatori del fluido cerebro spinale.
Infatti tutti questi fenomeni si riflettono oltre che sul loro legame con i recettori tessutali, anche sulla loro secrezione e sul loro riassorbimento da e verso i tessuti neurologici circostanti.

Ad esempio nella zona del terzo ventricolo (talamo, ipotalamo e pituitaria), che è quella collegata alla respirazione interna o cellulare, agiscono come neuromodulatori l’insulina e il glucagone.
Quando il rapporto insulina/ glucagone è a favore dell’insulina, viene favorito l’immagazzinamento di sostanze nutritive ( anabolismo/ riduzione)
Se domina invece il glucagone viene favorito il dispendio di energia (catabolismo/ ossidazione).
L’insulina può legarsi ai recettori localizzati nei vari nuclei ipotalamici, per cui il suo legame con questi tessuti può modulare la secrezione degli ormoni ipotalamici e ipofisari.
Questi a loro volta entrano nel metabolismo periferico che può essere con ciò regolato e coordinato.
Visto dal punto di vista della motilità intrinseca del cervello, possiamo dire che essa influisce notevolmente sul modo in cui queste sostanze chimiche vengono prodotte e distribuite.
A titolo di esempio basti considerare che durante le fasi del movimento craniosacrale la ghiandola pituitaria ha una sua oscillazione che favorisce il rilascio equilibrato degli ormoni ipofisari.

 

Modalità espansive e contrattili della psiche

Abbiamo visto che anche la psiche possiede la sua polarità intrinseca, essendo questo un prerequisito indiscutibile per la sopravvivenza.
Collegando questo al sistema cranio sacrale possiamo vedere che la fase di flessione/ inalazione, corrisponde alle modalità espansive della psiche:
eccitazione – estroversione – ottimismo – riproduzione – competizione – novità e curiosità – creatività.
Tutte queste qualità sono legate a livello metabolico alla fase di ossidazione.
Invece la fase di estensione/ esalazione corrisponde alla  modalità contrattile della psiche:
depressione – introversione – pessimismo – recupero – alimentazione –eliminazione – riflessione.
Tutte queste qualità sono invece legate a livello metabolico alla fase di riduzione.
In termini di movimento cranio sacrale, i sentimenti elementari dell’eccitazione e della depressione sono manifestazioni dirette della respirazione primaria.
L’eccitazione si associa alla accettazione e al piacere e la depressione al rifiuto e al disgusto.
L’accettazione, il piacere e l’amore possiamo considerarli simili perché sono tutte espressioni della  fase di espansione ( = eccitazione, se la consideriamo dal punto di vista della psiche ).
Questa fase determina una serie di stati simili lungo una scala di intensità di energia : per esempio l’accettazione possiede una minore intensità rispetto all’amore.

 

Sembra che la parte destra del sistema limbico provveda più propriamente all’espressione di emozioni di tipo “contrattile” (depressione, rifiuto, avversione ), mentre la parte sinistra a quelle di tipo espansivo (eccitazione, accettazione, gradimento).
Nello stesso modo esiste una differenza nella funzione prevalente del lobo frontale di destra e di quello di sinistra.
I lobi frontali sappiamo essere implicati nel ragionare, pensare, progettare.
Il lobo frontale di destra è più implicato nel ragionamento sintetico, analogico, induttivo.
Quello di sinistra è più predisposto al ragionamento logico, analitico e deduttivo.

 

Dal punto di vista delle emozioni parlare di omeostasi vuol dire parlare della capacità di regolare stati psicobiologici opposti, adattandosi ai bisogni di sopravvivenza presenti e futuri dell’individuo e della specie.
Abbiamo visto che la fluttuazione del ritmo cranio sacrale regola il rapporto ossidazione/ riduzione e che questo ha le sue implicazioni anche a livello delle emozioni.
A questo proposito è indispensabile sottolineare che, nonostante la frequenza della fluttuazione sia considerata stabile in relazione al tempo, la sua ampiezza è variabile.

Ciò significa che la forza/ potenza generata durante la flessione e l’estensione può variare rispetto al tempo e modificare il rapporto di ioni positivi e negativi all’interno del cranio.
La variabilità dell’ampiezza del ciclo di flessione/ estensione produce l’energetica fisiologica cranio-sacrale da cui derivano anche tutti i vari tipi di emozioni, con tutte le loro sfumature e le loro possibili combinazioni.
Lo stesso concetto va anche applicato all’aspetto metabolico e strutturale.

 

Sistema cranio sacrale e coscienza

Dal punto di vista cranio sacrale vi è un profondo legame tra lo sfenoide e la funzione della coscienza.
Se la sua capacità di esprimere il movimento cranio sacrale viene limitata, ciò può restringere la capacità di espansione della nostra consapevolezza ( condizione che si riscontra spesso negli stati depressivi).
Quando il movimento dello sfenoide è aperto e libero, ciò può consentire una visione interna spaziosa e profonda.

 

Emozioni e fulcri d’inerzia

Quando si prendono in considerazione tutte le forze che hanno un’influenza sulla nostra salute, il ruolo della psiche è il più potente di tutti.
Le emozioni forti possono fungere da fulcri importanti intorno ai quali si svolgono le nostre funzioni.
Anche se gli schemi d’inerzia che hanno un’origine psicologica possono manifestarsi in qualunque parte del corpo, sembra che i tessuti connettivi abbiano un ruolo particolarmente importante nel conservare queste esperienze come memoria dei tessuti (memoria miofasciale).

La rete fasciale del corpo offre un mezzo per l’immagazzinamento di energia emotiva imprigionata.
Questa può essere quindi anche una delle cause delle torsioni durali viste in precedenza.
Inoltre i centri vitali del cervello (nel mesencefalo e nel tronco cerebrale) possono avere una perdita di movimento respiratorio primario a causa della presenza di schemi d’inerzia spesso legati a traumi anche emotivi.
Sciogliendo questi schemi d’inerzia si può tornare ad un’espressione di movimento cranio sacrale normale.
Fulcri d’inerzia si possono formare in qualsiasi parte del sistema nervoso centrale e possono risentirne tutte le funzioni fisiologiche e psicologiche.
L’inerzia che interessa il sistema nervoso centrale è anche spesso conseguenza delle forze di compressione che vengono esercitate dai tessuti circostanti, cioè le ossa del cranio e le membrane a tensione reciproca.
Le restrizioni del movimento che interessano questi tessuti, possono contrastare con il funzionamento del cervello e dei ventricoli.

 

Riassumendo, possiamo quindi sottolineare che l’eliminazione delle torsioni durali e lo scioglimento dei fulcri d’inerzia, in particolare di quelli che hanno a che fare con il sistema nervoso centrale, ha una grande importanza nel mantenimento di una equilibrata funzionalità del sistema limbico, da qualsiasi punto di vista noi lo consideriamo.
Vista poi la stretta vicinanza di questo con il sistema ventricolare, è importante anche la pulizia dei ventricoli.

Ma per ritrovare l’equilibrio emotivo quando non c’è, uno degli approcci cranio sacrali più utilizzati ed efficaci è lo still-point: tra i sette livelli di quiete, dopo il livello fisico, viene interessato il livello emotivo nel quale è implicato proprio il sistema limbico.

 

 

Testo tratto dal lavoro di diploma di A. Marotta dal titolo: Dal Sistema Limbico al Cervello Emotivo

Seguirà, al più presto, la pubblicazione integrale del lavoro.

 

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